Il Digesto di Giustiniano. – 16 dicembre 1773 – La quercia della Serbia. – 17 dicembre 1989. – Seduti a tavola durante le feste. – Questo Natale, regala speranza. – 18 dicembre 1958. – Il dono invisibile del Natale. – 19 dicembre 1997. -Il presepe. – 20 dicembre 1192. – Babbo Natale risponde: una lettera per ricordare che la gioia salva il mondo – 21 dicembre 69 d.C. – Lettere dalla terra di nessuno. – 22 dicembre 1989. LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE

Il Digesto di Giustiniano. Il 16 dicembre 533 rappresenta una tappa cruciale nella

storia del diritto. In questa data, l’imperatore bizantino Giustiniano emanò la costituzione bilingue latino-greca “Tanta”, con la quale sancì la pubblicazione del Digesto, una delle sezioni fondamentali del Corpus Iuris Civilis, l’opera giuridica che regolava vari ambiti della vita civile nell’Impero. Il termine “Digesto” deriva dal latino digerere, ossia disporre ordinatamente, mentre in greco veniva chiamato “Pandette”, che significa “riguardante ogni materia”, ad indicare la completezza della raccolta. Quest’opera, suddivisa in 50 libri, conteneva secoli di giurisprudenza romana ed entrò in vigore il 30 dicembre dello stesso anno. Il Digesto fu completato da altre opere come le Institutiones, il Codex, e successivamente le Novellae Constitutiones. Il compito di selezionare e rielaborare i testi fu affidato tre anni prima a Triboniano, importante giurista dell’epoca e funzionario di palazzo. Triboniano si avvalse di una squadra composta da esperti illustri, tra cui i giuristi Teofilo, Doroteo, e altri undici rinomati avvocati. Il Digesto costituì per oltre mille anni la base del diritto europeo, influenzando il diritto comune fino all’Ottocento, quando fu gradualmente sostituito da codici più moderni come quello napoleonico

Favria, 16.12.2025  Giorgio Cortese

Buona giornata! Lasciamo che la magia del Natale trasformi in luce di speranza anche le giornate più grigie. Felice martedì

16 dicembre 1773

A Boston i coloni americani, travestiti da nativi, gettano in mare il carico di tè stivato nelle navi britanniche attraccate nel porto: è il “Boston Tea Party”, che darà il via alla rivolta contro Londra e che porterà alla guerra di indipendenza dei futuri Stati Uniti.

La quercia della Serbia.

In Serbia la pianta più rappresentativa del Natale,  che lì cade il 7 gennaio, in base all’antico calendario giuliano seguito dalla Chiesa ortodossa,  è la quercia. O meglio, un ramo di quercia chiamato Badnjak, in serbo “Vigilia di Natale”. La tradizione vuole che all’alba del 6 gennaio gli anziani si rechino in un bosco e, arrivati davanti all’albero più bello, scelgano il ramo migliore, lo cospargano con del grano, simbolo di prosperità, e lo taglino per collocarlo davanti l’uscio di casa insieme a della paglia, simbolo della mangiatoia di Gesù. Alla sera il ramo viene cosparso di miele e, a Natività avvenuta, bruciato o gettato nel camino in ricordo del fuoco acceso dai pastori per riscaldare il Bambinello.  È una tradizione così sentita, che i soldati del Regno di Serbia durante la Prima guerra mondiale per sentirsi uniti davano fuoco a un ceppo di quercia nelle baracche. Dal 1918, nel Regno di Jugoslavia, la cerimonia fu inserita nei regolamenti militari, restandoci fino al 1945. A rilanciare il Badnjak fu la Chiesa ortodossa, dopo il 1990.

Favria, 17.12.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata! Respira la gioia delle feste e condividila con chi ami. Felice mercoledì

17 dicembre 1989

Negli Stati Uniti va in onda la prima puntata della serie animata “The Simpsons”, destinata a diventare cult mondiale.

Seduti a tavola durante le feste.

Seduti a tavola durante le feste, viviamo il periodo più suggestivo dell’anno, in cui il gelo dell’inverno si bilancia con il calore delle relazioni umane. Luci intermittenti, presepi e caminetti accesi creano l’atmosfera perfetta per rallentare, godere delle piccole cose e riscoprire la gioia di stare insieme.

Il calendario si colora di celebrazioni universali, da Natale e Capodanno a Hanukkah, Kwanzaa o il solstizio d’inverno. Al centro di tutto c’è la tavola: un luogo di cibo, storie e legami. Ogni regione e famiglia ha le proprie ricette immancabili, dal brasato al Barolo al panettone milanese, che diventa simbolo universale delle feste. Ma le feste non vivono solo di sapori. I brindisi, con vino, spumante o cioccolata calda, trasformano ogni sorso in un augurio di salute, felicità e speranza. La tavola è anche simbolo di accoglienza e inclusione: ogni piatto, ogni brindisi, può unire le persone e abbattere barriere. In una tavola moderna, accanto alle tradizioni italiane, trovano spazio sapori e influenze da tutto il mondo: un piatto speziato dall’India, una torta americana, un hummus del Mediterraneo orientale. La convivialità si arricchisce, ma il significato resta lo stesso: condividere tempo, storie e sorrisi. Il lusso più grande delle feste non sta nei piatti elaborati, ma nel tempo dedicato agli altri. Preparare un dolce insieme, alzare un calice, raccontare storie davanti al camino: questi gesti ci fanno sentire parte di qualcosa di più grande e trasformano un pasto in una vera festa. Anche nella disponibilità di cibi tutto l’anno, le feste ci ricordano l’importanza dell’attesa: un panettone gustato a Natale o un brindisi sotto il vischio hanno un sapore speciale, carico di auguri e di buoni propositi per il nuovo anno.

Favria, 18.12.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata! Ogni giorno siamo gentili con noi stessi e con chi ci sta accanto. Felice giovedì

Questo Natale, regala speranza. 

Favria – Lunedì 22 Dicembre, 8:00–11:20
Prenotazioni: 333 1714827

18 dicembre 1958

Gli americani lanciano in orbita SCORE, il primo satellite per telecomunicazioni: lo accompagna un messaggio del presidente Eisenhower

Il dono invisibile del Natale.

Una fiaba sul mistero dell’aiuto silenzioso e il valore della gratitudine

C’era una volta un calzolaio che viveva con poco, ma lavorava con onestà e pazienza. Una sera si accorse che nel suo laboratorio era rimasto cuoio sufficiente solo per un paio di scarpe. Triste ma rassegnato, lo preparò per lavorarlo il giorno dopo e andò a dormire.

Al mattino, però, trovò un paio di scarpe perfettamente cucite, pronte da vendere. Stupito, le mise in vetrina e in breve arrivò un cliente che le acquistò. Con quel denaro comprò altro cuoio, stavolta per due paia. E ancora, al risveglio, le trovò già confezionate.

Ogni notte, accadeva lo stesso miracolo. Il cuoio si trasformava in scarpe rifinite, ben fatte, vendute facilmente. Il calzolaio non capiva chi fosse il suo misterioso aiutante, ma intanto la sua bottega fioriva.

Quando si avvicinò il Natale, il calzolaio disse alla moglie: – Perché non restiamo svegli stanotte? Vorrei scoprire chi ci sta aiutando così tanto.

La moglie acconsentì, e si nascosero in un angolo della bottega.

Allo scoccare della mezzanotte, apparvero due minuscoli omini: erano folletti, vestiti solo di una sottile camicia. Si sedettero al banco da lavoro e con mani veloci iniziarono a tagliare, cucire, inchiodare. Prima dell’alba sparirono senza lasciare traccia.

Il giorno dopo, colmi di gratitudine, la moglie disse: – Non possiamo lasciarli al freddo così. Cucirò per loro vestiti caldi: giacche, pantaloni, berretti e calzini.

E così fece. Prepararono i doni e li disposero sul banco al posto del cuoio. Poi si nascosero di nuovo. A mezzanotte i folletti entrarono, e quando videro i piccoli abiti saltarono dalla gioia. Li indossarono subito, si guardarono l’un l’altro soddisfatti, e poi ballarono e risero per tutta la bottega. Infine se ne andarono, leggeri e felici, e da quella notte non tornarono più.

Ma il calzolaio non rimase solo. La sua bottega continuò ad andare bene, e lui visse sereno, ricordando con gratitudine il misterioso aiuto ricevuto.

Questa semplice fiaba custodisce il vero spirito del Natale: il valore dell’aiuto disinteressato, la potenza della gratitudine e la gioia che nasce dal donare.

I folletti non chiedevano nulla in cambio, eppure il calzolaio, una volta scoperto il loro gesto, ha voluto ringraziarli nel modo più bello: restituendo calore e attenzione. Non con denaro, ma con cura.

Il Natale, con le sue luci e i suoi regali, spesso ci distrae dal suo significato più profondo: è la festa della nascita, della rinascita, del bene che agisce in silenzio, del mistero che ci salva anche quando non ce ne accorgiamo. È il tempo in cui i piccoli gesti — un abbraccio, una parola buona, un pensiero gentile — diventano doni preziosi.

Come il calzolaio, possiamo imparare a riconoscere il bene che riceviamo, anche quando arriva in punta di piedi. E possiamo scegliere di rispondere con gratitudine, gentilezza e un cuore aperto. Perché il vero miracolo del Natale non è quello che appare sotto l’albero, ma quello che nasce nei cuori che sanno dire grazie e donare a loro volta.

Buon Natale.

Favria, 19.12.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata. Nel silenzio che avvolge la notte stellata, una luce gentile risveglia ogni cuore. Si posa sui sogni, sull’anima grata, sciogliendo nel bene ogni ombra e timore. Sia pace profonda il vostro Natale, dono che resta, sereno e immortale. Felice mercoledì.

19 dicembre 1997

Il film “Titanic” di James Cameron debutta nei cinema statunitensi. Diventerà uno dei maggiori successi della storia del cinema.

Il presepe.

Il più importante simbolo del Natale e il più antico. Si tratta del presepe, cioè la rappresentazione scenografica della Natività di Betlemme. La sua storia ha radici lontane, tuttavia prima ancora di parlarne occorre dirimere l’annosa questione: si dice presepio e presepe? A metterci le mani è stata l’Accademia della Crusca che ha sdoganato entrambi i termini. Per farlo cita addirittura l’autore dei “Promessi Sposi”. Infatti, afferma che se uno dei padri della lingua italiana come Alessandro Manzoni poteva usare nello stesso componimento e in un contesto assai simile sia presepio che presepe, non si può che decretare che si possono utilizzare entrambi. Le prime testimonianze storiche del presepio risalgono al III-IV secolo, quando i cristiani raffiguravano nelle catacombe le immagini di Maria con il piccolo Gesù, tuttavia nel senso più moderno del termine, si pensa che il precursore sia Francesco d’Assisi. Il Santo, dopo aver assistito ad alcune rappresentazioni liturgiche della nascita di Gesù a Betlemme, nel 1223 tornato in Italia, chiese a Papa Onofrio III l’autorizzazione a riprodurle nel piccolo paese di Greccio, vicino a Rieti. Purtroppo gli venne negato il permesso, tuttavia riuscì comunque a organizzare una messa per la notte di Natale in una grotta che venne illuminata da fiaccole e in cui fu allestita una mangiatoia colma di paglia con asino e bue. Si trattò quindi di una rappresentazione liturgica che contribuì alla diffusione della storia della nascita di Gesù a chi non sapeva leggere. Qualche anno dopo, nel 1291, Arnolfo di Cambio celebre scultore dell’epoca, realizzò il primo presepio con otto statue in marmo di Carrara rappresentanti la Natività e i Re Magi, che può essere ammirato ancora oggi nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Da quel momento, pian piano, il presepio entrerà a far parte della tradizione natalizia come rappresentazione simbolica della nascita di Gesù e tra il 1600 e il 1700 cominciarono ad aggiungersi numerose varianti, pure come conseguenza delle contaminazioni delle tradizioni artistiche dei differenti luoghi. Tra gli stili più importanti e conosciuti ci sono quello napoletano, tradizione proseguita fino a oggi con la celebre via San Gregorio Armeno, oltre a quello più popolare declinato in differenti materiali, e quello Palestinese anche detto Orientale che si distingue dagli altri perché è maggiormente fedele  all’ambientazione e al periodo storico. Per quanto riguarda la tradizione prettamente piemontese, pur non essendoci una vera e propria scuola come accade in altre regioni, per il suo allestimento si fa soprattutto uso di statuine classiche, spesso adattandole alla varietà dei costumi e della società subalpina. In particolare facendo riferimento ad aspetti della vita quotidiana, capaci di riprodurre la tipica atmosfera che caratterizzava paesi e città piemontesi nei tempi passati. Un personaggio esclusivamente piemontese è Gelindo, il primo pastore ad arrivare alla capanna di Betlemme che, vestito con camicia, gilet e pantaloni di panno al ginocchio, porta sulle spalle una pecora e, a volte, una zampogna. La sua origine sembra essere monferrina, cosa confermata da alcuni testi settecenteschi.

Favria, 20.12.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata. Nel silenzio della notte si accende una stella, sorrisi si intrecciano come fili d’oro, buon Natale, che il cuore ti sorrida. Felice sabato.

20 dicembre 1192

Nei pressi di Vienna, Riccardo Cuor di Leone viene catturato dagli sgherri del duca d’Austria Leopoldo V, desideroso di vendicare un’umiliazione subita durante la Terza Crociata. Sarà liberato 15 mesi dopo

Babbo Natale risponde: una lettera per ricordare che la gioia salva il mondo

Cari bambini, ho ricevuto le vostre lettere, alcune piene di disegni, altre di domande curiose e sincere, e come ogni anno mi avete riempito il cuore. Qui al Polo Nord la neve è così alta che abbiamo dovuto scavare un tunnel per raggiungere la slitta, ma per fortuna ho tanti elfi che mi aiutano, ognuno con un compito preciso. Gli elfi vestiti di verde leggono la posta e ridono tanto per la vostra fantasia. Quelli rossi si occupano delle consegne anche nelle case senza camino, dove riescono a entrare persino dal buco della serratura! Ma i più speciali sono gli elfi bianchi: cercano i bambini che non sanno ancora che io esisto, quelli che non scrivono perché sono tristi o hanno perso la casa.

Qualcuno di voi mi ha chiesto se esiste Mamma Natale. Esiste eccome. Senza di lei mi si gelerebbero mani e cuore nei giorni più freddi. Ci siamo conosciuti una mattina di sole – uno dei tre giorni all’anno in cui il sole si fa vedere da queste parti e lei danzava sul tetto vestita di bianco. Io sono salito dal camino (il mio posto preferito) e lei ha cominciato a ridere. Abbiamo ballato insieme sul tetto, e da allora non ci siamo più lasciati.

Da noi il tempo non esiste. Non abbiamo orologi, perché passiamo le giornate a giocare. E quando si gioca il tempo sparisce. A voi, invece, un giorno diranno che il tempo è prezioso, che bisogna sbrigarsi, correre, “fare in fretta”. Vi regaleranno un orologio e inizierete a sentirvi in ritardo. Ma il segreto per far sparire il tempo lo conoscete già: giocare. Giocare davvero, senza guardare l’ora. Come quando si ama.

Dopo il nostro matrimonio, io e Mamma Natale siamo andati in viaggio nei Mari del Sud. Lì ci siamo dati un bacio così bello che, puff! è nato un bambino. Da noi succede così: quando una cosa è piena di gioia, come il sole è pieno di luce, comincia a esistere. Lo abbiamo chiamato Natale. Era fatto solo di gioia e amava inventare giochi. Non avevamo negozi, solo ghiaccio e neve, ma bastava immaginare qualcosa con il cuore per farla apparire: farfalle nate da un mazzo di fiori volanti, una macchina che va a risate… e Natale cresceva, felice, insieme a tutti i giochi che sognava.

Poi, un giorno, Natale si addormentò e non si svegliò più. Era caduto in un sogno brutto, profondo. Abbiamo provato a svegliarlo, ma niente. Così Mamma Natale ha avuto un’idea: «Chiediamo aiuto a chi sa immaginare la gioia». Ecco perché sono nate le Poste della Gioia, grazie alle quali leggiamo le vostre lettere. Quando uno degli elfi legge ad alta voce un pensiero bello, pieno di gioia, quel pensiero diventa realtà.

Avete inventato il calcio, le bolle di sapone, lo scivolo, il nascondino… E alla fine, proprio grazie a voi, Natale si è risvegliato. La prima cosa che ha creato è stato un albero dai frutti luminosi: l’Albero di Natale. Ogni volta che ne vedete uno, ricordatevi che siete stati voi a riportare la gioia nel mondo.

Noi qui non costruiamo telefoni, orologi o cose noiose: creiamo solo giochi, abbracci, risate. Se vi dicono che Babbo Natale porta i regali costosi, non è vero. Per fare un gioco bastano solo due cose: gioia e amici.

Un giorno, tanto tempo fa, anche un bambino di nome Gesù chiese a Dio di venire a giocare con lui, e Dio diventò bambino. Quel giorno è stato uno dei Natali più belli mai esistiti.

La verità è che a noi non importa se siete stati “buoni o cattivi”. La gioia non è un premio, ma una sorpresa. Come quando ho incontrato Mamma Natale. Come quando Natale si è risvegliato.

Scrivetemi sempre, perché chi scrive bene riesce a dire bene la gioia. Una volta un bambino ha rischiato di ricevere una scarpiera invece di una scacchiera, un altro ha scritto pala invece di palla… e Babbo Natale si è trovato un po’ confuso!

Scrivete tanto. Scrivete con il cuore. Giocate più che potete. Nascondete gli orologi, anche quelli nei telefoni. Così il tempo tornerà a volare e la gioia sarà ovunque. Magari, mentre leggete questa lettera, una carezza o un abbraccio appariranno proprio lì, vicino a voi. Perché sono fatti di gioia. Ha funzionato?

Con tutto il mio affetto, Babbo Natale

Buon Natale e Buon Anno, bambini di ogni età.
Che il 2026 sia pieno di giochi veri, amici sinceri, e momenti che fanno sparire il tempo.
Perché la felicità non si compra: si inventa insieme.

Favria, 21.12.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata! Che ogni momento di oggi ti regali sorrisi, calore e un po’ di magia natalizia. Felice domenica!

21 dicembre 69 d.C.

Tito Flavio Vespasiano viene proclamato imperatore: termina così un anno violento e caotico che, dopo la morte di Nerone, aveva visto succedersi uno dopo l’altro Galba, Otone e Vitellio, tutti violentemente eliminati

Lettere dalla terra di nessuno

22 dicembre 1914. Da qualche parte sul fronte occidentale. La guerra non ha ancora compiuto un anno, e già sembra non finire mai. Nella trincea, tra il fango che ci arriva alle ginocchia e il cielo che non smette di piangere, ci si aggrappa a ogni cosa che ricordi la vita prima di tutto questo. Ho ricevuto la tua cioccolata e il soldatino di stagno, quello che tenevi sul comodino. Non avresti dovuto, ma mi ha rincuorato. Grazie anche per la sciarpa, e di’ a mamma che il suo ricamo non somiglia affatto a Charlie: sembra piuttosto la faccia imbronciata di papà quando ci trovava coperti di fango dopo aver giocato al fiume. A quei tempi, il fango era divertente. Qui è solo pesante, gelido, infinito.

Mi ricordo ancora quando studiavamo Shakespeare insieme. Quanta enfasi mettevamo su quelle frasi: “I vigliacchi muoiono molte volte prima della loro morte; i valorosi non assaporano la morte che una volta.” Ci sembrava di essere già grandi, pronti a diventare eroi. La verità è che mi sono arruolato per avere qualcosa da raccontare alle ragazze. Di eroico, però, non c’è nulla. Si muore e si vive per caso. Un ragazzo di Ipswich con cui giocavo a carte è stato fatto a pezzi da una bomba un minuto dopo che mi ero allontanato. La guerra ha il volto dell’assurdo.

Jamal, il soldato con cui condivido la buca, viene da Mumbai. Gli ho parlato di te, lui mi ha raccontato dei suoi fratelli e sorelle. Aspettiamo. Se non la pace, almeno che smetta di piovere. Prego per un miracolo piccolo: un po’ di asciutto. Intanto continuo a scrivere, anche se non so se queste lettere arriveranno mai.

La notte della Vigilia è successa una cosa che non crederai. La pioggia si è fermata e la neve ha coperto tutto. La terra si è fatta dura. All’improvviso, dalle trincee tedesche, abbiamo visto delle luci. Pensavamo a un attacco. Ma invece dei fucili, abbiamo sentito un canto: Stille Nacht, heilige Nacht. Abbiamo risposto cantando anche noi, e in quel momento sembrava che le canzoni si fondessero. Un tedesco ha gridato: “Se domani niente spari, noi niente spari”. Jamal ha sorriso e detto: “Diwali”. Una festa della luce. In fondo, tutte le feste vere parlano la stessa lingua.

La mattina di Natale il cielo era pulito. Alcuni tedeschi sono usciti dalla trincea. Sembrava un suicidio. Ma Jamal è andato loro incontro. Io l’ho seguito. Prima che potessi rendermene conto, stavo stringendo la mano a un tedesco: Kurt. Unghie sporche, mani callose come le mie. Mi ha detto che puzzavo, e io a lui. Abbiamo riso. Poi abbiamo seppellito i nostri morti insieme, con le stesse preghiere. Ci siamo scambiati piccoli regali: la tua cioccolata per otto bottoni. Mi ha dato i guanti fatti dalla madre, brutti quanto la sciarpa di mamma. E ci siamo seduti nella terra di nessuno. Abbiamo diviso il pudding di prugne e il cognac, fumato i nostri tabacchi. Uno ha tirato fuori un pallone, e abbiamo giocato. Io e Kurt dalla stessa parte. Ho riso come quando giocavamo al fiume.

Il comando non ha apprezzato. Parlano di insubordinazione. Ci sposteranno altrove. Dovrò tornare a sparare, e forse a colpire qualcuno che ieri mi ha sorriso. Come si fa? Forse cambierò settore, cambieranno le facce. Ma so già che vedrò sempre Kurt, e la sua risata che somiglia al suono delle campane di Gloucester. Altri nomi, altri volti, stessi occhi.

Questa tregua ci ha fatto capire che il nemico non è chi ci sta davanti con un’uniforme diversa, ma chi ci ha convinti che fosse giusto odiarci. Abbiamo più in comune di quanto ci dividano i nostri governi. Le madri cuciono male dappertutto, e i figli ridono, soffrono, muoiono con lo stesso rumore. Non c’è onore nel tornare a sparare. C’è solo la vergogna di aver smesso di ascoltare.

Ho pregato Dio, dopo tanto tempo. Non per salvarmi, ma per ritrovarci tutti, un giorno, in un altro Natale. Uno vero. In cui la luce vinca davvero la notte.

La guerra è una menzogna. Ci promette gloria, ma ci lascia solo vuoti. Non è mai necessaria. È solo il fallimento di chi non ha saputo ascoltare, il giudizio di un’umanità che si è dimenticata che siamo tutti figli dello stesso dolore.

Merry Christmas. Frohe Weihnachten. Buoin Natale

Favria. 22.12.2025  Giorgio Cortese

Buona giornata! Tra preparativi natalizi e piccoli momenti di serenità, che oggi sia speciale e positivo. Felice lunedì!

22 dicembre 1989

In Romania, la rivoluzione spinge il dittatore Nicolae Ceaușescu a fuggire con la moglie Elena da Bucarest. Pochi giorni dopo saranno catturati e giustiziati.