Il tempo e l’ombra. Conferenze Unitre di Cuorgnè a cura di Cortese Giorgio

Il tempo dell’ombra. Mercoledì 1° aprile, nell’accogliente sala conferenze Trinità di Cuorgnè, si è svolto un incontro dell’Unitre che ha saputo unire scienza, storia e riflessione: la conferenza “Meridiane: concetti base”. Relatore è stato il Docente Gianni Casalegno, da anni impegnato nello studio della fisica, dell’astronomia e della matematica, nonché appassionato costruttore di meridiane. A introdurlo è stato Santi Michele, che ne ha tracciato un profilo ricco e significativo, ricordando le numerose realizzazioni in ambito privato e pubblico, sparse in diverse località italiane, e le collaborazioni con riviste specializzate, anche internazionali. Un percorso di ricerca e divulgazione che nel 2018 gli è valso anche un importante riconoscimento da parte di una società nordamericana.
Fin dalle prime parole, Casalegno ha accompagnato il pubblico in un viaggio nel tempo, partendo da una domanda semplice e antichissima: come ha fatto l’uomo, nel corso della storia, a misurare il tempo? Prima degli orologi meccanici e digitali, la risposta era nel cielo. Il Sole, con il suo movimento apparente, è stato il primo grande “orologio” naturale. Già in epoche remote, osservando la lunghezza e la direzione delle ombre, l’uomo aveva intuito la possibilità di scandire le ore della giornata. Bastava un’asta conficcata nel terreno per ottenere un’indicazione, seppur rudimentale, del passare del tempo.
Da qui si è sviluppata la meridiana, uno strumento tanto semplice quanto affascinante. Il suo funzionamento si basa su un elemento fondamentale, lo gnomone, cioè lo stilo che proietta l’ombra su una superficie. Non tutte le ombre però sono utili: durante la conferenza è stato sottolineato come sia necessario avere un unico riferimento preciso, perché la presenza di più ombre generate da oggetti diversi renderebbe la lettura confusa e poco affidabile. La meridiana, invece, richiede rigore e precisione, anche se il suo linguaggio resta quello della natura.
Il pubblico ha seguito con interesse anche la spiegazione dei diversi modi in cui, nel tempo, le ore sono state concepite e suddivise. Non è sempre stato così scontato che la giornata iniziasse a mezzanotte e che le ore fossero tutte uguali. Esiste, ad esempio, l’ora babilonese, che prende come punto di partenza l’alba: le ore vengono contate da quel momento e seguono il ritmo della luce naturale. Un altro sistema è l’ora italiana, molto diffusa in passato, che invece fa iniziare il conteggio dal tramonto; la giornata termina quindi con il tramonto successivo, in un legame stretto con la vita quotidiana e con i ritmi agricoli. Infine, l’ora francese, quella che più si avvicina al nostro modo moderno di misurare il tempo, con ore fisse che partono dalla mezzanotte e restano uguali per tutto l’anno.
Casalegno ha mostrato come, su alcune meridiane storiche, possano convivere più sistemi orari, creando un intreccio affascinante di linee e significati. Non si tratta solo di strumenti scientifici, ma anche di opere che raccontano una cultura, un’epoca e un modo diverso di percepire il tempo. In molti casi, soprattutto sulle facciate di edifici religiosi o collegi, compaiono anche le linee dei solstizi e degli equinozi, che permettono di seguire il ciclo delle stagioni. L’ombra non indica soltanto l’ora, ma diventa una traccia del percorso del Sole durante l’anno.
Non sono mancati esempi concreti e curiosità, tra cui meridiane particolari e sistemi complessi di lettura, oltre al riferimento alle moderne tecnologie che oggi permettono di censire e mappare questi strumenti. Esistono infatti archivi digitali e applicazioni che aiutano a localizzare le meridiane ancora presenti sul territorio: in Italia se ne contano moltissime, alcune perfettamente conservate, altre dimenticate o scomparse, ma tutte testimonianze di un patrimonio che merita di essere conosciuto e valorizzato.
Nel corso dell’incontro è emerso anche come la misurazione del tempo non sia mai stata solo una questione tecnica. Accanto al tempo preciso, calcolato e suddiviso, quello che i Greci chiamavano “Chronos”, esiste un altro tempo, più profondo e difficile da definire: il “Kairos”, il tempo dei momenti significativi, delle occasioni, della vita vissuta. Un richiamo che ha trovato spazio anche nelle meridiane stesse, dove talvolta compaiono simboli come la clessidra o iscrizioni che invitano a riflettere sul valore del tempo.
La conferenza si è conclusa in un clima di partecipazione e interesse, lasciando nei presenti non solo nuove conoscenze, ma anche uno spunto di riflessione. Osservare una meridiana significa fermarsi, attendere, seguire lentamente il movimento dell’ombra. In un’epoca in cui tutto corre veloce e il tempo sembra sempre sfuggire, questi strumenti antichi ci insegnano qualcosa di semplice ma prezioso: il tempo non è soltanto qualcosa da misurare con precisione, ma anche da comprendere e, soprattutto, da vivere.
Foto di Osvaldo Marchetti