Sacco di Roma. – Avvenne ieri: 6 Maggio 1527 – La Resa di Reims: il tramonto del Terzo Reich. – Avvenne ieri:7 Maggio 983. – Avvenne ieri: 7 Maggio 1915. – John Gorrie. – Avvenne ieri: 8 Maggio 589 d.C. – Che cos’era l’Institutio alimentaria? – Avvenne ieri: 9 Maggio 2012. -Guerra di Morea. – Avvenne ieri: 10 Maggio 1933 – Festa della mamma. – Avvenne ieri: 11 Maggio 1395. – Giornata internazionale dell’infermiere. – Avvenne ieri: 12 Maggio 1995. – Dona la vita, dona il sangue…LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE

Sacco di Roma Lanzichenecchi, una parola che evoca scenari angoscianti

di profanazione, violenza e distruzione. Quando il 6 maggio 1527 i famigerati mercenari tedeschi al soldo di Carlo V sfondano le difese di Roma ed entrano a Borgo, quartiere a ridosso della Basilica di San Pietro, danno inizio a un brutale saccheggio, poi ricordato come il più spaventoso tra quelli subiti dell’Urbe nella sua storia millenaria. Per otto giorni la città è teatro di massacri, razzie e stupri che non risparmiano nessuno: uomini e donne, laici e prelati, anziani e bambini. A questa tragedia segue un’occupazione di nove mesi, durante i quali gli invasori trasformano Roma in un girone infernale. Incredulo e disarmato, papa Clemente VII ripara a Castel Sant’Angelo, tentando una mediazione disperata per salvare la capitale del cristianesimo dalla rovina.  Rivalità politiche, ostilità religiose, brama di ricchezza: molte furono le ragioni che condussero al sacco di Roma. L’episodio fu parte dei conflitti che nella prima metà del XVI secolo videro impegnati il Sacro romano impero e il regno di Francia, in lotta per la supremazia in Europa. Carlo V d’Asburgo, imperatore a partire dal 1519, deteneva anche la corona spagnola e controllava sia l’Italia settentrionale sia il Meridione. L’allora papa Clemente VII, Giulio de’ Medici, che pure era stato aiutato dall’imperatore a conquistare il trono pontificio, si sentì quindi da lui minacciato e stretto in una morsa, tanto da coalizzarsi con il re francese Francesco I di Valois nella Lega di Cognac, 22 maggio 1526, a cui presero parte anche Venezia, Firenze, Genova e Milano. Carlo V per reazione inviò in Italia un contingente di 10mila lanzichenecchi per sostenere le milizie spagnole e italiane stanziate a Milano. Queste erano al comando di Carlo di Borbone, ex conestabile di Francia, cioè capo delle armate reali, passato qualche anno prima al servizio dell’Asburgo. Riunito l’esercito imperiale, iniziò la lunga marcia verso l’Urbe.  Quando le truppe si trovarono alle porte della città, il 5 maggio 1527, iniziarono a scalpitare per darle l’assalto, attirati dalla prospettiva di un cospicuo bottino, e non solo. I lanzichenecchi, dal tedesco landsknechte, “servitori del paese”, in gran parte di fede luterana, erano infatti suggestionati dalla feroce propaganda protestante che denunciava la decadenza morale e la corruzione della Chiesa di Roma: la città era vista come una nuova Babilonia, Lutero la definì “Babilonia imporporata”, e il papato come un’istituzione empia e degenerata. Fu dunque con tale animo, infiammato dallo spirito anti-papista, che all’alba del 6 maggio i soldati imperiali sferrarono l’assalto decisivo. L’assedio si concentrò sulle mura leonine, la cinta che circonda il Vaticano, nel tratto compreso tra Porta Pertusa e il Bastione di Santo Spirito. Nonostante la densa foschia rendesse inutilizzabili i cannoni pontifici della fortezza di Castel Sant’Angelo, i romani riuscirono a respingere i primi assalti. La situazione cambiò drasticamente quando Carlo di Borbone fu ucciso da una palla d’archibugio, sparata, si racconta, dallo scultore Benvenuto Cellini. La morte del comandante accese nei soldati una furia ancora più devastante, che li spinse a combattere con rinnovata brutalità, fino a quando irruppero oltre le mura. Clemente VII, sottraendosi per un soffio alla cattura, raggiunse Castel Sant’Angelo attraverso il “passetto di Borgo”, via sopraelevata che collega il Vaticano con la fortezza. Una volta espugnato il Borgo, gli imperiali si diressero verso Trastevere, determinati a oltrepassare il fiume e invadere il cuore della città. Dopo aver conquistato Ponte Sisto, si riversarono in tutta Roma annientando ogni forma di resistenza. Giunta la notte, ebbero inizio razzie e saccheggi a danno di palazzi, edifici di culto, sepolcri e persino povere casupole.  La città era opulenta e offriva innumerevoli ricchezze, tuttavia buona parte del bottino raccolto dall’esercito occupante derivò dalle “taglie” imposte per il riscatto dei Prigionieri, al papa fu richiesta la somma di 400mila ducati, e per salvare i palazzi dalla depredazione. Ne dà testimonianza il fiorentino Francesco Guicciardini, stretto consigliere di Clemente VII, che al sacco di Roma ha dedicato le pagine più drammatiche della sua Storia d’Italia, 1537-1540. E mentre il papa cercava di trattare con Filiberto d’Orange, successore del Borbone alla guida dell’esercito, gli abitanti di Roma subivano maltrattamenti e abusi di ogni sorta.  Nei mesi successivi la città sprofondò in un clima di anarchia e sofferenza persistente. Lanzichenecchi e spagnoli continuarono a seminare per le strade morte e terrore, arrivando persino a scoperchiare le fogne alla ricerca di tesori nascosti. L’estate aggravò la situazione con una devastante epidemia di peste che colpì sia i civili sia l’esercito occupante: Guicciardini riferisce che i lanzichenecchi si ridussero a 5.000 uomini, i contingenti spagnoli a 4.000 e gli italiani a 2.500 unità. Alla fine dell’anno, la popolazione di Roma era crollata da 53mila a 30mila abitanti. Il 26 novembre 1527 il papa giunse finalmente a un accordo con i rappresentanti dell’imperatore dopodiché fuggì a Orvieto travestito da ortolano. Fece ritorno “a casa” soltanto il 6 ottobre 1528.
Favria, 6.05.2025  Giorgio Cortese

Buona giornata. Nella vita quotidiana parlare è un’arte, ma sapersi raccontare è pura magia. Felice martedì

Avvenne ieri: 6 Maggio 1527

I Lanzichenecchi, truppe tedesche al soldo dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, saccheggiano Roma. Secondo alcuni storici in questa data sarebbe da collocare la fine del Rinascimento

La Resa di Reims: il tramonto del Terzo Reich

Nella primavera del 1945 la Germania nazista versava in una situazione disperata. Dopo anni di conquiste, l’Asse era ormai in ginocchio. Le forze alleate avanzavano inesorabilmente da est e da ovest: l’Armata Rossa sovietica, guidata dal maresciallo Georgij Zukov, aveva conquistato Berlino il 2 maggio, mentre le truppe angloamericane, sotto il comando di Eisenhower, avevano liberato gran parte dell’Europa occidentale. Adolf Hitler, il Führer che aveva promesso l’edificazione di un Reich millenario, si era tolto la vita il 30 aprile nel suo bunker sotto la cancelleria di Berlino, lasciando il paese in preda al caos e alla disgregazione. Il successore designato da Hitler, l’ammiraglio Karl Donitz, si trovò a capo di un governo fantoccio con sede a Flensburg, nel nord della Germania. Donitz, consapevole dell’inevitabilità della sconfitta, cercò inizialmente di negoziare una resa parziale con gli Alleati occidentali, sperando di guadagnare tempo e di evitare la completa occupazione sovietica. Tuttavia, gli Alleati, fedeli agli accordi di Yalta e alla determinazione di non accettare nulla di meno che una capitolazione totale, respinsero ogni tentativo di trattativa separata. Il 6 maggio 1945, Donitz autorizzò il generale Alfred Jodl, capo delle operazioni dello Stato Maggiore tedesco, a recarsi a Reims, in Francia, per firmare la resa incondizionata. La scelta non fu casuale: la città ospitava il quartier generale di Eisenhower, situato in un edificio scolastico noto come Collège Moderne et Technique, un luogo simbolico per la sua semplicità, in netto contrasto con la grandeur che il regime nazista aveva sempre cercato di ostentare. Alle 2.41 del mattino del 7 maggio, in una sala illuminata da luci artificiali e circondata da mappe militari, Jodl siglò il documento di capitolazione davanti ai rappresentanti alleati. Presenti alla cerimonia erano il generale Walter Bedell Smith, Capo di stato maggiore di Eisenhower, il generale sovietico Ivan Susloparov e il generale francese François Sevez. Eisenhower, pur non partecipando direttamente alla firma, per evitare di conferire un’aura di negoziato alla resa, supervisionò ogni dettaglio dell’operazione, sottolineando la fermezza della posizione alleata. Il documento, breve ma inequivocabile, stabiliva la cessazione di tutte le ostilità entro le 23.01 dell’8 maggio, ora dell’Europa centrale. Esso impegnava le forze tedesche a deporre le armi e a consegnarsi agli Alleati senza condizioni, segnando la fine ufficiale della resistenza militare nazista. La resa di Reims, tuttavia, non fu priva di controversie. L’Unione Sovietica, che aveva sopportato il peso maggiore del conflitto sul fronte orientale, contestò il fatto che la cerimonia si fosse svolta in un contesto dominato dagli Alleati occidentali e con un rappresentante sovietico, Susloparov, che non aveva l’autorizzazione diretta di Stalin per firmare. Per questo motivo, Stalin insistette per una seconda cerimonia, che si tenne il 9 maggio a Berlino, nella sede del comando sovietico a Karlshorst. Qui, il maresciallo Zukov accettò la resa dal feldmaresciallo Wilhelm Keitel e l’evento fu percepito come il vero atto conclusivo per l’URSS. Nonostante la duplicazione, la firma di Reims rimane il momento riconosciuto a livello internazionale come la fine ufficiale della guerra in Europa, che viene celebrato in gran parte del mondo occidentale come il “VE Day” (Victory in Europe Day) l’8 maggio. Quel giorno le strade di Londra, Parigi e New York si riempirono di folle festanti, mentre in Germania regnava un silenzio plumbeo e carico di sgomento.

Favria, 7.05.2025 Giorgio Cortese 

Buona giornata. La Vita, anche se a volte pare non dimostrarlo, è buona e saggia perché ci consente di ricordare solo quelle cose che siamo in grado di sopportare. Felice mercoledì

Avvenne ieri:7 Maggio 983. L’imperatore Ottone II concede a Lazise, oggi in provincia di Brescia,  il privilegio di imporre diritti commerciali per transito e pesca, e di fortificare il borgo con mura turrite, rendendolo il primo comune d’Italia.

Avvenne ieri: 7 Maggio 1915. Prima guerra mondiale nelle acque irlandesi un sommergibile tedesco affonda il transatlantico britannico Lusitania, salpato da New York, causando 1.201 vittime.

John Gorrie

Il medico statunitense John Gorrie depositò il 6 maggio 1851 il brevetto n. 8080, per una macchina capace di produrre ghiaccio artificialmente. Questa invenzione, nata dall’esigenza di alleviare le sofferenze dei malati, avrebbe gettato le basi per due delle innovazioni più rivoluzionarie della modernità: la refrigerazione e l’aria condizionata. Gorrie lavorava come medico ad Apalachicola, in Florida, regione dal clima caldo e umido dove le febbri mietevano sempre un gran numero di vittime. Convinto che il calore peggiorasse le condizioni dei pazienti, iniziò a sperimentare modi per rinfrescare gli ambienti ospedalieri. All’inizio utilizzava ghiaccio naturale trasportato dal Nord, ma i costi elevati e la scarsa disponibilità lo indussero ben presto a cercare una soluzione alternativa. Studiando i principi della termodinamica, Gorrie intuì che comprimendo e decomprimendo un gas, e replicando artificialmente il ciclo di raffreddamento, si poteva generare il freddo. La macchina da lui ideata funzionava grazie a un compressore azionato da un motore a vapore, che raffreddava l’aria e produceva artificialmente il ghiaccio. Pur introducendo un sistema decisamente innovativo per l’epoca, il brevetto del 1851 non trovò subito applicazione commerciale: gli investitori si dimostrarono abbastanza scettici, mentre l’industria di produzione di ghiaccio “naturale” vedeva in Gorrie una minaccia al suo monopolio. La morte del principale finanziatore del progetto fece il resto. Gorrie morì in povertà nel 1855, senza poter vedere il successo della sua invenzione, ma il suo lavoro aprì la strada ai moderni sistemi di refrigerazione.

Favria, 8.05.2025  Giorgio Cortese

Buona giornata. Nella vita quotidiana a volte sembra che vinciamo ma è sicuro che anche quando cadiamo impariamo. Felice giovedì.

Avvenne ieri: 8 Maggio 589 d.C. Si apre il terzo Concilio di Toledo, che sancirà la conversione al cattolicesimo di Recaredo I, re dei Visigoti, sotto il cui dominio ricadeva tutta la Penisola iberica.

Che cos’era l’Institutio alimentaria?

Un sistema di welfare, ampliato dall’imperatore Traiano (98-117 d.C), con l’obiettivo di sostenere i bambini poveri, i figli illegittimi e gli orfani (figli di cittadini romani), garantendo loro risorse per la sopravvivenza. Questo aveva un ottimo effetto sulla stabilità sociale, riducendo povertà e il rischio di rivolte, inoltre aveva un impatto demografico positivo perché le famiglie erano incoraggiate a crescere più figli. Conosciamo tale sistema grazie anche alla Tavola di Velleia, una tra le più lunghe iscrizioni in bronzo che ci sia giunta dall’età romana, scoperta tra le rovine di Velleia, in provincia di Piacenza. Le risorse economiche per questa struttura provenivano da una combinazione di fondi imperiali e donazioni private, che venivano date in prestito ai proprietari agricoli, con un interesse del 5% e ipoteche sui terreni: gli interessi alimentavano dei fondi noti come Alimenta che venivano amministrati in diverse città dell’impero per i sussidi mensili di cibo e, in alcuni casi, anche di denaro e terre.

Favria, 9.05.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata. Nella vita quotidiana trascorriamo anni senza vivere affatto e all’improvviso tutta la nostra vita si concentra in un solo momento. Felice venerdì

Avvenne ieri: 9 Maggio 2012. Primo presidente americano a dichiararsi apertamente sulla questione, Barack Obama si schiera a favore del matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Guerra di Morea.

Tra il 1684 e il 1699, la Repubblica di Venezia combatté il suo ultimo grande conflitto espansionistico: la Guerra di Morea,uno scontro tra la Serenissima e l’Impero Ottomano nel contesto della più ampia Grande Guerra Turca. La guerra segnò l’ultima fase dell’espansione veneziana nel Mediterraneo e fu il canto del cigno della sua potenza militare. Approfittando della crisi ottomana seguita alla sconfitta di Vienna del 1683, Venezia si alleò con la Lega Santa (Austria, Polonia e Russia) per riconquistare territori persi nei secoli precedenti. Le operazioni militari furono guidate dal doge Francesco Morosini, uno dei più abili comandanti della Serenissima. Dopo un’efficace campagna navale, nel 1687 l’esercito veneziano riuscì a conquistare l’intero Peloponneso, da cui il conflitto prese il nome. Altri successi portarono alla presa di Lepanto, Navarino, Corinto e Atene, dove però un colpo di cannone veneziano colpì il Partenone, all’epoca utilizzato dai Turchi come deposito di polvere da sparo, causando gravi danni al monumento. Nonostante le vittorie, la gestione dei nuovi territori si rivelò problematica: la popolazione locale, in parte fedele agli Ottomani, oppose resistenza, e le risorse veneziane non bastavano a mantenere il controllo su un’area così vasta. Nel 1699, con il Trattato di Carlowitz, Venezia ottenne ufficialmente il dominio sulla Morea, ma il fragile equilibrio non durò a lungo. Nel 1715 gli Ottomani riconquistarono rapidamente il Peloponneso, mettendo fine alle ambizioni territoriali veneziane

Favria, 10.05.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata. Nella vita quotidiana chiedere perdono è intelligente, perdonare è nobile e perdonarsi è saggio. Felice sabato.

Avvenne ieri: 10 Maggio 1933

A Berlino i nazisti di Hitler organizzano un grande “Bucherverbrennung”,  rogo di libri, per distruggere opere considerate “contrarie allo spirito tedesco”.

Festa della mamma.

Come un aquilone senza corda e una farfalla senza ali, mia madre mi ha insegnato a volare con i sogni. Mia madre mi ha insegnato tutto nella vita, tranne come vivere senza di lei. Mi manchi mamma, le tue parole gentili e il tuo amore senza fine vivranno sempre in me. Mi mancherai per sempre, mamma.  Come sarebbe bello riportarti in vita, anche solo per un’ora, anche solo per un’ultima volta. Vivo in attesa di incontrarti nei sogni. Oggi avresti festeggiato il tuo compleanno. Auguri mamma, mi manchi

Favria, 11.05.2025 Giorgio Cortese

Buona giornata. Dopo la morte dei nostri genitori moriamo per la prima volta e nasciamo per la seconda. Felice  domenica

Avvenne ieri: 11 Maggio 1395

Nasce il Ducato di Milano: Gian Galeazzo Visconti, già vicario imperiale e Dominus Generalis della città, ottiene il titolo di duca da Venceslao di Lussemburgo, re dei Romani e imperatore, al quale versa la somma di diecimila fiorini per l’investitura.

Florence Nightingale 12 maggio – Giornata internazionale dell’infermiere

Nel 1953 Dorothy Sutherland, un ufficiale del Dipartimento della salute, educazione e benessere degli Stati Uniti d’America propose al presidente Dwight D. Eisenhower di proclamare un “giorno dell’infermiere”, ma non ebbe successo.  Il Consiglio Internazionale degli Infermieri, International Council of Nurses – ICN,  ha istituito questa giornata nel 1965. Nel 1974 fu scelta la data del 12 maggio per celebrare l’anniversario della nascita di Florence Nightingale nata il 12 maggio 1820 a Firenze da genitori benestanti e muore il 13 agosto 1910 a Londra.  La vita di Florence Nightingale è segnata da alcuni eventi decisivi. Diversamente dalla maggior parte delle donne del periodo vittoriano, Florence gode sin da giovanissima di un livello di istruzione molto elevato. Grazie al padre apprende le lingue antiche, moderne e la filosofia, crescendo sempre più colta e riflessiva. A 16 anni avverte una chiamata divina e decide di seguire la propria vocazione dedicandosi alla cura dei malati per alleviare le sofferenze umane. La sua scelta è osteggiata: la professione di infermiera all’epoca non gode di prestigio sociale e non è considerato un lavoro accettabile per una donna. Solo dopo molte suppliche Florence Nightingale riesce a persuadere il padre delle sue aspirazioni; nel 1851 inizia la propria formazione presso un istituto protestante a Kaiserswerth, in Germania. Tornata in patria due anni dopo, Florence Nightingale è nominata responsabile nell’ospedale di Londra dove migliora significativamente sia l’assistenza che la gestione. Durante la guerra di Crimea (1853-1856) Florence Nightingale riesce, nonostante le condizioni avverse, ad attuare con grande impegno un sistema di assistenza ai feriti basato su un nuovo modello organizzativo,  un battistrada per  la gestione moderna dei farmaci. Florence Nightingale è nota anche come “signora della lampada” per via del suo impegno eroico durante la guerra. Nei numerosi turni di notte passa da un letto all’altro con una piccola lanterna dando conforto e curando con dedizione i soldati inglesi feriti. Si guadagna così massimo rispetto e stima non solo sul campo, ma anche in patria. A partire dal 1856, dopo un incontro con la Regina Vittoria, Florence Nightingale avvia in Inghilterra una serie di riforme sociali e sanitarie. Si devono a lei e all’influsso del suo operato numerosi altri cambiamenti nella struttura assistenziale risalenti a questo periodo. Non tutti sanno che la storia personale di Florence Nightingale è legata alla nascita della Croce Rossa Internazionale. Infatti, Henry Dunant, padre fondatore della Croce Rossa, per la creazione del corpo speciale si ispirò proprio al servizio di infermiere volontarie che la Nightingale organizzò durante la Guerra di Crimea. Considerata la fondatrice della moderna professione infermieristica, ha istituito la prima scuola per infermiere basata su nozioni scientifiche e contribuito a numerose riforme del sistema sanitario. Florence Nightingale è stata la prima donna a ricevere l’Ordine al Merito britannico. la Giornata internazionale dell’Infermiere. Il 12 maggio è così diventato l’occasione per far sì che la professione infermieristica “parli un po’ di sé” con i ricoverati negli ospedali, con gli utenti dei servizi territoriali, con gli anziani, con gli altri professionisti della sanità, con i giovani che devono scegliere un lavoro, con tutti coloro, insomma, che nel corso della propria vita hanno incontrato o incontreranno un infermiere. Ama, Conforta, Lavora, Salva: l’impegno quotidiano delle infermiere da oltre 150 anni.

Favria, 12.05.2025   Giorgio Cortese

Buona giornata. Se ci pensiamo bene niente ci appartiene, tranne i ricordi. Felice lunedì

Avvenne ieri: 12 Maggio 1995

A 47 anni muore nella sua casa in provincia di Varese la cantante Mia Martini. L’autopsia rivela l’assunzione di una dose letale di farmaci. Tra le cause della depressione della cantante c’erano pettegolezzi e manifestazioni ostili nel mondo della canzone.

Dona la vita, dona il sangue.

Dona il sangue, salva una vita. Bastano 10 minuti che salvano una vita. Ogni giorno il sangue e gli emocomponenti sono un’esigenza prioritaria nelle strutture ospedaliere per interventi di primo soccorso, per interventi chirurgici e per curare malattie. Il contributo di ogni singolo donatore è fondamentale per rispondere a questa richiesta. Donare il sangue è un atto semplice, ma che richiede un’assunzione di responsabilità. Richiede il superamento di un’inerzia legata a pigrizia, superficialità o timore. Donare il sangue è una scelta individuale e al contempo una scelta collettiva, perché significa scegliere di entrare in relazione profonda e intrecciare la propria vita con quella degli altri. Vieni a donare il sangue, vieni a donare a Favria *VENERDI’  30 MAGGIO*, cortile interno del Comune dalle ore 8 alle ore 11,20. Abbiamo bisogno anche di Te. Attenzione, per evitare assembramenti è necessario sempre prenotare e portare sempre dietro documento identità. a Grazie per la vostra collaborazione. Per info, Cell. 3331714827. Ricordo i requisiti minimi per donare: età compresa tra i 18 e i 60 per la prima volta, poi dai 65 a 70 anni, l’idoneità a donare va valutata dal medico. Grazie se fate passa parola e divulgate il messaggio. Vieni a donare il sangue *VENERDI’ 30 MAGGIO a Favria* e sii un eroe nella vita di qualcuno. Orario dalle ore 8 alle ore 11,00, devi prenotare al cell 3331714827 oppure tramite mail favria@fidasadsp.it  Ricordate che donare il sangue rappresenta il più grande atto di vita che chiunque può compiere. Ogni giorno, in Italia, migliaia di persone sopravvivono grazie a un gesto così semplice ma così importante. Non indugiamo, perché “certe cose” non accadono solo agli altri. Gli “altri” siamo anche noi.  Vieni a donare il sangue  VENERDI’  30 MAGGIO a Favria