Siamo tutti spingitori di legno
Sulla scacchiera non ci sono eroi di marmo, ma mani che esitano, pezzi che cadono, idee che sembrano buone e invece no. I grandi campioni finiscono nei libri, nelle partite “immortali”, nei confronti infiniti su chi sia stato il più forte di sempre. Ma il gioco vero, quello che assomiglia alla vita, si svolge altrove: nei circoli rumorosi, nei tavoli consumati, tra chi gioca la domenica, perde male, vince peggio e torna comunque la settimana dopo. Sono gli spingitori di legno, quelli che non smettono. A scacchi, come nella vita, non c’è un copione garantito. Puoi studiare, prepararti, imitare i migliori, ma poi basta una distrazione e tutto cambia. Vinci una partita che non meritavi e perdi quella che avevi in mano. Non esistono alibi solidi: la posizione è lì, davanti a tutti, e racconta esattamente quello che sei riuscito a fare. Per questo le scuse abbondano, e per questo fanno sorridere: servono più a proteggere l’orgoglio che a spiegare davvero. Il bello è che sulla stessa scacchiera convivono mondi diversi. C’è chi calcola in silenzio, chi parla troppo, chi vive di ricordi e chi inventa combinazioni come se il tempo non esistesse. C’è chi gioca per vincere e chi per il puro bisogno di sedersi, pensare, muovere un pezzo e vedere che succede. Un microcosmo umano, imperfetto e ostinato, dove il talento conta ma non basta, e la passione spesso vince sulla bravura. Gli scacchi fanno male perché sono onesti: ti mostrano i tuoi limiti senza filtri. Ma proprio per questo insegnano qualcosa di raro. Che non sempre vince chi sogna di più, ma chi resiste meglio. Che la bellezza di una partita non sta solo nel risultato, ma nella lotta, nell’idea tentata, nel rischio preso. Che anche una sconfitta può avere senso, se ti ha costretto a pensare. E forse è per questo che, alla fine, gli scacchi somigliano così tanto alla vita: non siamo tutti campioni, ma siamo tutti chiamati a fare una mossa. Con quello che abbiamo, nel tempo che ci è dato. E anche se spesso sbagliamo, continuiamo a giocare, perché smettere sarebbe l’unica vera sconfitta.
Favria, 31.03.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Chiudiamo il mese riconoscendo i progressi fatti e guardando avanti con speranza e coraggio. Felice martedì 31 marzo
31 Marzo 1967
Jimi Hendrix dà fuoco alla sua chitarra Stratocaster durante l’esecuzione del brano “Fire” (“Fuoco”): l’atto verrà ripetuto in seguito in altri concerti della star del rock.
Aprile, tra pioggia e rinascita
Aprile, quarto mese dell’anno nel calendario giuliano e gregoriano, è da sempre simbolo di trasformazione e rinascita. Il suo nome deriva dal latino aprīlis, la cui etimologia è incerta: alcuni studiosi lo interpretano come “secondo mese” nel calendario romano originario, altri lo collegano a Venere, dea dell’amore e della bellezza. Già nell’antichità, aprile era considerato il mese della rinascita: i Veneralia celebravano Venere, i Cerealia Cerere e i Floralia Flora, tutte feste che onoravano la fertilità della terra e il fiorire della natura dopo i rigori dell’inverno.
Il mese porta con sé curiosità che parlano di tempo, natura e tradizioni. I proverbi ricordano che “d’aprile ogni goccia un barile” e ammoniscono con “d’aprile non ti scoprire”, riflettendo i frequenti sbalzi di temperatura e l’importanza della pioggia per i raccolti. Aprile è legato a parole derivate come aprilano, usato per descrivere giornate o nevicate tipiche del mese, aprilante, che ricorda il detto popolare dei “quaranta giorni durante”, legato a piogge e periodi simbolici di purificazione, e aprilesco o aprilino, che evocano lo spirito primaverile della stagione. Tra i termini agrari, aprilato e aprilata indicano il grano seminato o le prime scampagnate primaverili, mentre aprilatico o aprilese si riferiscono a colture e varietà di ortaggi tipici di questo periodo.
Anche i fiori e i simboli legati ad aprile riflettono la sua natura di rinascita: la margherita, che rappresenta purezza e longevità, e il pisello odoroso, che favorisce la trasmissione di messaggi, sono i fiori associati ai nati in questo mese. La costante alternanza di pioggia e sole, di vento e calore, fa di aprile un mese instabile ma fertile, un tempo sospeso tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera piena.
In fondo, aprile ci ricorda che la vita è fatta di cicli, di attese e di germogli. Come la pioggia di aprile prepara la terra a fiorire, ogni difficoltà e ogni cambiamento racchiudono in sé la promessa di una rinascita. La bellezza della vita, come quella del mese, nasce dall’incontro tra instabilità e trasformazione.
Favria, 1.04.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ogni nuovo inizio è un invito a credere nelle possibilità che ancora non vedi. Felice mercoledì.
1 aprile 1957
Pesce d’aprile della BBC che mette in onda un falso documentario sull’albero degli spaghetti. Al termine molti telespettatori chiamano l’emittente inglese per sapere dove acquistare la pianta.
Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo: comprendere, accogliere, valorizzare
Ogni 2 aprile celebriamo la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, un momento dedicato a riflettere, comprendere e sostenere le persone nello spettro autistico e le loro famiglie. L’autismo non è una malattia da curare, ma una condizione che richiede rispetto, attenzione e inclusione. Riconoscere e valorizzare le diversità cognitive significa costruire una società più giusta, più empatica e più ricca di umanità.
Questa giornata ci ricorda che ogni persona è unica, con talenti, emozioni e modalità di comunicare proprie. La consapevolezza non è solo conoscenza scientifica: è ascolto, pazienza e accoglienza. Significa abbattere pregiudizi e barriere, offrire supporto e creare ambienti sicuri dove ciascuno possa esprimere il proprio potenziale senza paura di essere giudicato. Il simbolo della giornata, il puzzle colorato, rappresenta la complessità e la bellezza della diversità, ricordandoci che ogni tassello è essenziale per completare il quadro di una società inclusiva. Accendere una luce blu, partecipare a iniziative culturali o educative, condividere storie e informazioni: ogni gesto contribuisce a diffondere la comprensione e a costruire ponti tra le persone. La Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo è anche un richiamo all’impegno concreto: istituzioni, scuole, aziende e comunità devono lavorare insieme per garantire pari opportunità, accesso ai servizi, supporto educativo e inclusione sociale. Ogni passo verso l’integrazione è un passo verso una società più equa e rispettosa della dignità di tutti.
Oggi, più che mai, impariamo a vedere l’autismo non come limite, ma come diversità preziosa, fonte di nuove prospettive, creatività e sensibilità. Comprendere significa accogliere, e accogliere significa amare e valorizzare la vita in tutte le sue forme.
Favria, 2.04.2026 Giorgio Cortese
2 aprile – Giovedì | Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo
Buona giornata. La vera ricchezza nasce dall’ascolto e dal rispetto delle unicità. Felice giovedì.
2 aprile 1982
Militari argentini invadono le Falkland: dopo un breve conflitto l’Inghilterra ribadisce la propria sovranità sulle isole. La guerra, con la sconfitta dell’Argentina, segna l’inizio della fine per la dittatura militare a Buenos Aires
Le ricchezze che restano, le ricchezze che cambiano
La fotografia della ricchezza mondiale di oggi parla chiaro: l’86% dei miliardari è composto da uomini, mentre solo il 14% sono donne. E tra queste ultime, appena il 3-5% ha costruito da sé la propria fortuna, contro il 75% degli uomini. Una forbice così ampia non nasce dal nulla: è il risultato di una storia lunga, antica, sedimentata. Già nella Roma repubblicana il potenziale economico femminile suscitava preoccupazione. Le matrone, grazie alle norme successorie, potevano accumulare patrimoni considerevoli: ereditavano dalla propria famiglia, dai mariti, perfino da benefattori senza legami di sangue. Alcune divennero così influenti da poter essere paragonate ai “plutocrati” moderni. I gioielli rinvenuti dall’archeologia ne sono l’indizio più luminoso. Proprio quando questa autonomia economica cresceva, arrivò il contraccolpo legislativo: nel 169 a.C. la lex Voconia pose un tetto invisibile ma invalicabile alla ricchezza femminile. Una sorta di “soffitto di cristallo” ante litteram. L’obiettivo era semplice: impedire che le grandi fortune uscissero dalla linea maschile. Le donne potevano possedere denaro, persino molto, ma non diventare eredi universali. Ai beni mobili, liquidi, utili nelle emergenze, avevano pieno accesso; ma gli immobili: terre, case, attività produttive restavano prerogativa maschile, perché strumenti di potere, continuità, dominio. Il pensiero romano oscillava costantemente tra due immagini: la donna “caveau” che custodisce la ricchezza familiare e la donna “pericolosa”, sedotta dal lusso e capace di dissipare interi patrimoni. Tarpeia, schiacciata dall’oro che aveva chiesto, è il mito che incarna questa ambivalenza. E mentre il diritto consolidava l’idea della donna come custode e non come protagonista, i gioielli continuavano a essere il suo linguaggio di libertà: beni portabili, trasferibili, sottraibili al controllo. Ovidio, vedendo una matrona coperta di gemme, si chiedeva quale follia fosse portare addosso il proprio census. Forse non era follia. Era sopravvivenza. A Pompei, molte fuggiasche portarono con sé monete e gioielli: oggetti leggeri, ma pesanti di autonomia. Curiosamente, perfino la parola “classico” nasce da quella società divisa in classi censuarie, in cui la prima, la più ricca, dominava la scena. Solo in seguito il termine cambiò significato: da indicatore economico divenne simbolo di eccellenza culturale, grazie ad Aulo Gellio che definì “classici” gli autori più “ricchi” di parole. Il tempo trasformò così una gerarchia materiale in un valore intellettuale. Ed è qui che la storia ci offre un insegnamento prezioso. Le strutture economiche, persino quelle che sembrano immutabili, possono essere ripensate, riscattate, ribaltate. Le parole cambiano significato, le società cambiano forma, i limiti diventano possibilità. La ricchezza non è solo ciò che si eredita, ma ciò che si crea: nelle idee, nei gesti, nei significati che lasciamo scorrere nel tempo. Forse il vero patrimonio, quello che nessuna legge può confinare, è la capacità di trasformare ciò che ci viene dato in qualcosa che parla ancora al futuro.
Favria, 3-04-2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Anche un piccolo passo avanti ogni giorno è già un atto di coraggio.
Felice venerdì 3 aprile.
3 aprile 1882
Robert Ford uccide con un colpo alla nuca Jessie James. Da poco entrato nella banda del leggendario bandito, il giovane lo ha tradito su incarico dei detective dell’agenzia Pinkerton
Le due rive
Ci sono due rive. La parola rivale viene da rivalis: abitanti della stessa riva di un fiume, così vicini da doversi vedere, così prossimi da contendersi l’acqua. Non nemici lontani, ma persone separate da una scelta. Anche nella vita non decidiamo sempre il corso del fiume, ma possiamo decidere su quale riva stare. Col tempo, sicuramente serve tempo, qualche ferita, un po’ di disincanto, le rive diventano riconoscibili. Su una c’è chi vive di rabbia e risentimento, chi ha bisogno del conflitto per sentirsi vivo, chi misura la propria esistenza opponendosi agli altri. Sull’altra riva ci sono invece coloro che cercano la cura: di offrirla e di riceverla. Chi ha bisogno di silenzio, di sorrisi non richiesti, di gesti gentili. Chi si occupa di chi ha vicino, senza aspettarsi riconoscimenti, senza vivere in tribunale permanente. All’inizio è facile confondersi. La fretta, le aspettative, la competizione sembrano suggerire che la vita sia una gara: qualcuno deve vincere, qualcun altro perdere. Ma non è così. Spesso restano nella memoria coloro che hanno saputo attraversare il fiume senza indurirsi, coloro che hanno perso qualcosa senza perdere sé stessi. Il tempo non è infinito per nessuno. E proprio perché è prezioso, la riva che scegliamo conta più di quanto immaginiamo. Io so dove mi sento a casa: sulla riva di chi costruisce ponti, anche sapendo che non sempre verranno attraversati. Perché, in fondo, la vita non ci chiede da quale parte avevamo ragione, ma da quale riva abbiamo continuato a riconoscere l’altro come umano. E in quella scelta c’è un dono segreto: la capacità di attraversare i nostri giorni con leggerezza, con cura, e di lasciare che ogni piccolo gesto di gentilezza diventi un ponte che dura più del tempo stesso.
Favria, 4.04.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Concediti tempo: la serenità cresce dove non c’è fretta. Felice sabato.
4 aprile 1841
Muore di polmonite William Henry Harrison, l’ex generale che un mese prima aveva giurato come presidente degli Stati Uniti. La sua è stata la presidenza più breve della storia americana.
5 aprile 1722 – Gli europei sbarcano sull’Isola di Pasqua
Il navigatore olandese Jacob Roggeveen fu il primo occidentale a entrare in contatto con la remota civiltà artefice delle colossali sculture erette sui pendii dell’isola.
Alla ricerca della mitica Terra Australis, continente ipotetico la cui esistenza era stata immaginata già nell’antichità, dopo diciassette giorni di navigazione dalle coste del Cile il navigatore olandese Jacob Roggeveen approdò su una piccola e remota isola vulcanica dell’Oceano Pacifico meridionale. Conosciuta dai suoi abitanti con il nome di Rapa Nui, l’isola fu ribattezzata dagli europei Isola di Pasqua perché la scoperta, avvenuta il 5 aprile 1722, coincideva con la festività cristiana. Per prudenza Roggeveen e il suo equipaggio trascorsero inizialmente diversi giorni senza scendere a terra. Il primo contatto avvenne quando alcuni abitanti dell’isola si avvicinarono alle navi a bordo di una canoa. Solo allora gli europei decisero di sbarcare e di commerciare con la popolazione locale, scambiando stoffe, utensili e piccoli oggetti con cibo e altri beni.
Durante le loro esplorazioni gli uomini dell’equipaggio rimasero colpiti dalle colossali statue di pietra disseminate sull’isola: i celebri Moai, gigantesche figure scolpite e collocate sui pendii, spesso rivolte verso l’interno del territorio. Vicino alle coste si trovavano invece le piattaforme cerimoniali chiamate Ahu, che fungevano da altari e luoghi sacri per la comunità locale. Queste straordinarie opere testimoniavano l’esistenza di una civiltà complessa e profondamente legata ai propri riti religiosi e agli antenati.
I primi incontri non furono però privi di tensioni. Le incomprensioni culturali, tipiche dei contatti tra mondi lontani, provocarono anche momenti drammatici. In un’occasione alcuni marinai europei, spaventati dal trovarsi circondati da numerosi isolani, aprirono il fuoco causando vittime tra i nativi. L’intervento dei capi locali e la ripresa degli scambi commerciali permisero comunque di evitare un’escalation di violenza e di ristabilire una fragile calma.
Nonostante ciò, l’incidente convinse Roggeveen a lasciare l’isola dopo pochi giorni di permanenza. La sua spedizione segnò tuttavia l’inizio dei contatti tra l’Europa e Rapa Nui. Nei decenni successivi altre navi e missioni raggiunsero l’isola, attirate dal fascino delle sue statue e dal mistero della sua civiltà. Quel primo incontro, destinato a entrare nella storia delle esplorazioni, aprì però anche la strada a un lungo periodo di interferenze esterne che, tra malattie, sfruttamento e schiavitù, avrebbe avuto conseguenze drammatiche per la popolazione originaria dell’isola.
Favria, 5.04.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Il riposo è un seme silenzioso da cui nasce nuova forza. Felice domenica.
5 aprile 1453
Il sultano Maometto II comincia ad ammassare le truppe di fronte a Costantinopoli. Dopo quasi due mesi di assedio, il 29 maggio la capitale dell’Impero bizantino cadrà in mano agli Ottomani.
Il paese degli Acchiappacitrulli .
Le parole non cambiano il mondo: non lo fanno quando irrompono nelle nostre frasi, né quando cerchiamo di cancellarle. Non basta smettere di nominare malattia, guerra o sofferenza perché queste cessino di esistere. Allo stesso modo, non basta un ti amo o un mi manchi per modificare il corso di una vita: sono i gesti, gli incontri, le scelte a raddrizzare o far deragliare una traiettoria.
Il mondo si muove per conto suo: accelera, frana, rotola. Raramente smette di scivolare da solo; quando succede è perché leggi giuste, decisioni consapevoli, responsabilità condivise ne frenano la caduta. La realtà si manifesta comunque, indifferente ai nomi che le attribuiamo. Le parole servono a qualcos’altro: non sostituiscono la verità, ma possono illuminarla, proteggerla, o al contrario, offuscarla.
Elsa Morante lo aveva intuito con una lucidità quasi dolorosa: l’arte è il contrario della disintegrazione. Chi scrive, chi crea, chi lavora con le parole ha il compito, mai semplice, di custodire ciò che è integro contro ciò che va in frantumi. Un dovere antico, che oggi appare più urgente che mai. Lo si vede bene oggi, in un tempo in cui certe espressioni nate online diventano simbolo dei nostri comportamenti collettivi. L’anno scorso abbiamo visto diffondersi “brain rot”, quel marciume mentale prodotto da un consumo compulsivo di contenuti. Ora prevale “rage bait”, l’esca progettata per far esplodere rabbia e indignazione così da generare traffico, visibilità, guadagni.
È un meccanismo che somiglia fin troppo al Paese degli Acchiappacitrulli: un luogo dove si crede nella promessa del facile raccolto, ma si finisce per perdere ciò che si possiede. Anche nella rete succede la stessa cosa: chi cade nella trappola dell’indignazione pilotata, chi aggiunge il proprio cerino al fuoco del risentimento, contribuisce a un incendio che non risparmia nessuno. Anche solo per il fatto che al posto del bosco, dopo che tutto è bruciato, non resta che terra arida, nera, inservibile.
Il dizionario di Oxford, che fa il suo mestiere e non ci dice come vivere ma ci mostra come stiamo vivendo, mette involontariamente in luce un fenomeno semplice: la rabbia è diventata il sentimento più appiccicoso, più redditizio, più efficace per creare consenso. La gentilezza, pur celebrata a parole, non contagia. La tolleranza, la misericordia, il rispetto dell’avversario, persino il confronto pacato non producono proseliti, né interazioni, né voti.
Possiamo ripeterci all’infinito che all’odio si risponde con altro odio, che è tempo di abbassare i toni, che servono leader che non urlano ma discutono, spiegano, lavorano per ridurre le diseguaglianze. Ma finché continueremo a desiderare di addormentarci sotto un albero e risvegliarci credendo di poter cogliere monete d’oro dai rami, sarà la rabbia il sentimento da cui attingere: da scatenare, da alimentare, da scavare anche dove non c’era.
E questo per quanto riguarda la rabbia. Ma l’espressione che si è diffusa è rage bait, e bait significa esca. Passiamo le giornate convinti di essere geniali, di aver smascherato complotti, verità nascoste da chissà quali poteri, mentre in realtà non siamo altro che pesciolini all’amo, tirati su da pescatori senza scrupoli.
Ed è qui che le parole ritrovano il loro compito più alto: ricordarci che non siamo destinati a nuotare verso ogni bagliore fasullo, che possiamo scegliere quali reti evitare, quali incendi spegnere, quali storie non alimentare. Perché alla fine, quando il bosco è ancora in piedi e non c’è solo cenere, la vera integrità non sta nel cambiare il mondo con un vocabolo, ma nel non permettere che ciò che è intero vada silenziosamente in frantumi.
Favria, 6.04.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ricominciare è un dono che la vita ti offre ogni mattina. Felice lunedì.
15 aprile: pochi minuti per te, una vita che continua per qualcuno!
Ci sono gesti semplici che fanno davvero la differenza. Donare il sangue è uno di questi: pochi minuti del tuo tempo possono diventare speranza, cura e futuro per qualcuno che ne ha bisogno.
Mercoledì 15 aprile 2026, dalle 8:00 alle 11:20, a Favria, nel cortile interno del Comune, si terrà una nuova giornata di donazione di sangue intero.
Un piccolo gesto che può aiutare chi affronta interventi, terapie o momenti difficili. Ogni donazione è un aiuto concreto, immediato e prezioso. È possibile anche informarsi sulla donazione di plasma, fondamentale per molte terapie salvavita.
Prenotazione obbligatoria. È possibile anche informarsi sulla donazione di plasma, fondamentale per molte terapie salvavita. Prenotazione obbligatoria, presentarsi sempre con documento d’identità. Cell.: 3331714827, mail: favria@fidasadsp.it
Bastano pochi minuti. Il 15 aprile puoi fare davvero la differenza.