I passeri di ottobre  di  Giorgio Cortese
Racconti di memoria e radici

I passeri di ottobre di Giorgio Cortese

Era una mattina d’ottobre, una di quelle giornate in cui l’autunno sembra voler fare ancora un regalo all’estate.
Sulla strada era rimasta una piccola pozza d’acqua, lasciata dalla pioggia della notte. Intorno, qualche foglia gialla si muoveva appena, spinta da un vento leggero.
Poi arrivarono loro: i passeri: uno  dopo l’altro si posarono sull’asfalto, guardarono quella piccola distesa d’acqua e, senza pensarci troppo, cominciarono a giocare.
Un salto, uno spruzzo, una corsetta. Poi un altro passero si tuffò nella pozzanghera e gli altri gli andarono dietro, come bambini usciti da scuola.
Per loro quella strada non era più una strada. Era un piccolo lago, un luogo d’incontro, un gioco improvvisato nel cuore dell’autunno.
Li osservavo e pensavo a quanto poco serve, a volte, per essere felici.
Non avevano bisogno di molto: una goccia d’acqua, un raggio di sole, qualche foglia caduta e la compagnia degli altri.
Poi, all’improvviso, uno spiccò il volo. Gli altri lo seguirono, lasciando sulla strada soltanto qualche cerchio nell’acqua e le piume ancora umide e la  pozzanghera tornò silenziosa.
Ma per qualche minuto quei piccoli passeri avevano ricordato a chi li guardava una cosa semplice e preziosa: la gioia non sempre bisogna cercarla lontano. A volte è lì, davanti ai nostri occhi, anche in una piccola pozza d’acqua, in una giornata d’ottobre.


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