A Favria, vicino alla Cascina Margherita, verso i Canavetti, c’è un luogo
dove la terra sembra custodire ancora le storie del passato. Si narra che, molti secoli fa, quando la canapa era preziosa per la vita delle famiglie contadine, proprio lì venissero portati gli steli appena raccolti. La canapa doveva essere lavorata con pazienza: prima lasciata seccare, poi macerata, battuta e sfibrata, fino a ottenere quella fibra sottile che, attraverso la filatura e la tessitura, diventava tela. Ma il primo passo era sempre lo stesso: lasciarla asciugare al sole. Per questo, nei campi dei Canavetti, venivano costruite grandi strutture di legno rialzate, su più piani, simili a palafitte. Sopra quelle impalcature veniva stesa la canapa, mentre il sole e il vento facevano lentamente il loro lavoro. Quando la brezza attraversava quelle distese, sembrava quasi che la canapa sussurrasse. Forse fu proprio da quelle antiche canne di canapa, e da quei campi dove venivano lasciate ad asciugare, che nacque il nome Canavetti.Ma quei campi, secondo la leggenda, custodivano anche un altro segreto, fatto di semi, luci e misteriose creature. Poco distante dalla Cascina Margherita sorgeva una cascina chiamata Cascina delle Tre Lune. Nessuno sapeva perché avesse quel nome. Si raccontava soltanto che, quando arrivava l’autunno e la nebbia copriva i campi, piccole luci comparivano sopra il tetto.
La storia cominciò con un contadino di nome Baldassarre, era un uomo semplice, che conosceva il linguaggio della terra. Sapeva quando seminare, quando aspettare e quando raccogliere.
Una mattina di primavera, al mercato di Favria, incontrò un’anziana signora avvolta in uno scialle verde. Davanti a lei c’erano alcuni sacchetti di semi. La donna ne prese alcuni, li raccolse nel palmo della mano e glieli porse: «Semi di zucca.»
Baldassarre li guardò: «Quanto costano?»
«Nulla.»
«Allora perché me li date?»
L’anziana signora sorrise: «Perché un giorno dovrai restituirli.»
«Restituirli a chi?»
La donna non rispose. Prima di andarsene, però, sfiorò con un dito i semi: «Ricorda: sono insieme. Non separarli.»
Baldassarre aggrottò la fronte: «Perché?»
L’anziana signora sorrise ancora: «Lo capirai quando sarà il momento.»
Poi aggiunse: «Seminali in primavera. Abbi cura della pianta durante l’estate. Raccogli in autunno. E ricordati una cosa: non tenere tutto per te.»
Baldassarre tornò alla cascina con quei piccoli semi stretti nel pugno, non sapeva quale mistero nascondessero, ma si fidò. Li piantò vicini, nello stesso angolo dell’orto, la primavera passò e arrivò l’estate e le piantine crebbero vigorose e, quasi obbedendo a una forza invisibile, si intrecciarono l’una con l’altra, formando un’unica grande distesa verde.
Baldassarre se ne meravigliò, poi tra le foglie, apparve una piccola zucca, ne comparve un’altra e poi una terza. Ma continuarono a crescere insieme, fino a diventare un’unica enorme zucca, rotonda e dorata. Quando arrivò l’autunno, sembrava una lanterna accesa nel campo.
Baldassarre la chiamò Zucca d’Oro.
Quella notte accadde qualcosa mentre chiudeva la porta di casa della cascina, vide in lontananza una luce, poi una seconda ed infine una terza. Erano le stesse apparizioni che, da anni, comparivano vicino alla Cascina delle Tre Lune. Questa volta, però, si stavano avvicinando.
Baldassarre, incuriosito uscì nel campo. Le luci si posarono tra le foglie della Zucca d’Oro e, lentamente, presero forma. Apparvero tre figure vestite con colori diversi, come riflessi della luna, delle foglie e dei fiori: Erano Lunaria, Verdeluce e Rosaspina.
Baldassarre rimase immobile: «Chi siete?»
Lunaria gli sorrise: «Siamo le custodi di ciò che hai ricevuto.»
Baldassarre sussultò: «Dei semi?»
Verdeluce annuì: «Quelli che hai piantato nell’orto.»
Rosaspina indicò la Zucca d’Oro: «Hai lasciato che crescessero insieme. Ed è proprio questo che dovevi fare.»
Baldassarre guardò la grande zucca: «Eravate voi, allora, quelle luci?»
Le figure si guardarono senza rispondere.
Lunaria disse soltanto: «Noi siamo ciò che accade quando una promessa viene mantenuta.»
Rosaspina raccolse un piccolo seme caduto tra le foglie.
«Sai cos’è questo?»
«Un seme.»
«E cosa diventerà?»
«Una pianta.»
Verdeluce sorrise: «E la pianta?»
«Una zucca.»
«E la zucca?»
Baldassarre guardò la sfera dorata: «Altri semi.»
Lunaria fece un passo verso di lui: «E cosa accadrà a quei semi?»
«Diventeranno altre piante.»
Rosaspina sollevò il seme verso la luce: «E altre vite.»
Poi Lunaria domandò: «Dimmi, Baldassarre: quando finisce un raccolto?»
Il contadino rimase in silenzio, poi rispose: «Quando lo consumiamo.»
«No» disse Lunaria dolcemente. «Il raccolto finisce quando lo tieni soltanto per te.»
Verdeluce sorrise: «Un seme, invece, comincia davvero quando lo doni.»
Rosaspina aprì la mano e lasciò cadere il seme nella terra: «Ciò che viene condiviso non si perde. Continua a vivere altrove.»
In quell’istante, le luci brillarono così intensamente che la Zucca d’Oro sembrò illuminare tutto il campo.
Allora Baldassarre comprese che i semi non gli erano stati dati per possedere una zucca straordinaria.
Gli erano stati affidati perché una vita potesse generarne altre, e quelle altre ancora.
Il mattino seguente portò la Zucca d’Oro al mercato di Favria, sul carro trainato da Bigio, il suo cavallo da tiro pomellato.
La gente si fermò a guardarla: «Quanto vuoi?»
«La vendi?»
«Ti offro cento fiorini d’oro!»
Baldassarre sorrise, poi prese il coltello e aprì la zucca. Dentro brillavano centinaia di semi. La gente raccolta sulla piazza, davanti al castello, rimase in silenzio e il contadino con calma cominciò a distribuirli: «Prendeteli, seminateli. E quando arriverà il vostro autunno, ricordatevi di fare la stessa cosa.»
Da quel giorno Baldassarre divenne il custode dei semi. Ogni primavera seminava, ogni estate aspettava e ogni autunno raccoglieva e donava. La storia della Zucca d’Oro si diffuse per Favria e raggiunse anche i paesi circostanti. Passarono gli anni e poi le generazioni. L’anziana signora del mercato, invece, scomparve senza lasciare traccia. Era una donna? Era una ninfa? Nessuno lo seppe mai. Ma ogni autunno, quando la nebbia scende sui campi e il vento passa tra i Canavetti, le luci tornano a brillare dove un tempo sorgeva la Cascina delle Tre Lune.
Una, poi due, poi tre. Chi le vede racconta che, nel silenzio della notte, una voce sussurri:
«Tre semi, tre luci, una sola promessa. Un raccolto finisce quando lo consumi. Un seme comincia quando lo doni. E ciò che viene donato… non muore mai.»
Così, si narra, la promessa della Zucca d’Oro continua ancora oggi a germogliare nei campi di Favria.
Perché finché qualcuno avrà la pazienza di seminare, il coraggio di aspettare e la generosità di donare, quelle luci continueranno a brillare. Per rivivere questa fiaba e molto altro ancora
Per info ilvillaggiodellazucca@gmail.com - Borgata Chiarabaglia 1, Favria, Italy, 10083
Giorgio Cortese
