Tra le vette del Gran Paradiso prende il via VIHTA, il progetto di neopopolamento che mira a convertire tre comuni montani in un laboratorio di lavoro agile e vita di comunità. Dopo l’invio di oltre 700 candidature da tutto il mondo, 45 abitanti temporanei sono pronti a vivere un'esperienza di co-working e co-living nel cuore delle Alpi piemontesi.
Nel cuore delle Alpi Graie, sul versante piemontese del Parco Nazionale Gran Paradiso, c’è un territorio che ha deciso di scommettere sul proprio futuro senza rassegnarsi al calo demografico: è la Valle Soana, che ha scelto di mettersi in gioco provando a trasformarsi in una “valle smart”, dove il lavoro flessibile si veste di wild. Un’idea ambiziosa che mira a dimostrare come la tecnologia, l’autonomia professionale e la qualità della vita alpina possano fondersi per riattivare comunità ricche di storia, ma sempre più povere di abitanti.
Per dare forma a questa visione, all’inizio dell’estate è stato lanciato il progetto VIHTA – Wild working in Valle Soana. L’iniziativa — promossa dall’associazione Comunità Sassifraga APS insieme ai Comuni di Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana, e sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo — prende il nome da un termine del patois francoprovenzale locale che significa letteralmente “stai”. Un’espressione che sintetizza l’obiettivo progettuale: trasformare il territorio in un laboratorio a cielo aperto per un neopopolamento consapevole, proponendo una formula integrata di residenzialità temporanea, co-working e condivisione.
La risposta all’appello ha superato ogni aspettativa. Alla chiusura dei termini di invio delle candidature per partecipare al progetto sono pervenute 762 domande da 39 Paesi e 4 continenti, distribuite su 360 città diverse. Un segnale chiaro dell’interesse globale verso nuove forme di abitare la montagna. Il 43% delle domande è arrivato dall’estero (con forti presenze da Polonia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e India), affiancato da una massiccia partecipazione italiana guidata da centri come Torino, Roma e Milano.
Dall’ampia rosa di candidati, la commissione ha selezionato 45 partecipanti: un gruppo volutamente contenuto per favorire una reale integrazione nel tessuto locale, ma estremamente eterogeneo per competenze ed età (dai 25 ai 59 anni). Tra loro figurano non solo smart worker ma anche liberi professionisti, architetti, ricercatori, ingegneri, psicoterapeuti, fotografi ed esperti del settore vitivinicolo, oltre a due famiglie con bambini.
Per i 45 selezionati è finalmente giunto il momento di varcare i confini della Valle Soana. L’esperienza prenderà forma lungo due turni principali di soggiorno di due settimane ciascuno — dal 20 settembre al 4 ottobre il primo, dal 4 al 18 ottobre il secondo — con alcuni partecipanti pronti ad abitare il territorio per l’intero mese.
Vivere e lavorare in Valle Soana (per un po’)
Le settimane da abitanti temporanei della Valle Soana non saranno semplici parentesi di evasione dalla città: l’intento del progetto è infatti intrecciare la routine professionale con i ritmi autentici della vita in quota.
Nei comuni di Ingria, Ronco e Valprato Soana sono state realizzate postazioni di co-working attrezzate con connessioni ad alta velocità, che consentiranno a chi ne abbia necessità di lavorare a distanza, accompagnati da una vista eccezionale sui panorami autunnali delle Alpi. Una volta chiuso il laptop, sarà il momento di entrare in sintonia con gli altri partecipanti — con cui è prevista la condivisione degli alloggi — e con la popolazione locale attraverso cene conviviali, lezioni di patois e incontri con gli amministratori del territorio per confrontarsi sulle prospettive di sviluppo della montagna.
Le giornate scivoleranno così tra lavoro e condivisione, scandite da un programma di attività che spazieranno dalle uscite nei boschi all’alba alle camminate al tramonto, dai workshop sui cambiamenti climatici e il linguaggio inclusivo alle escursioni in e-bike. E nel tempo libero dal lavoro e dalle attività programmate ci sarà spazio per dedicarsi a passeggiate e trekking in autonomia.
Quello che a un primo sguardo potrebbe apparire come un progetto di reclutamento temporaneo di “stranieri” in valle, si presenta in realtà anche come un incentivo al restare per coloro che hanno seconde case in Valle Soana e, generalmente, al termine dell’estate, salutano le cime per tornare in città. “Stai” diventa in tal modo un invito ampio, rivolto a chi arriva per la prima volta ma anche a chi conosce bene il territorio.
