travi c'è n'era solo uno, dopo una giornata di lavoro o nei giorni di festa si incontravano gli uomini del borgo, anche qualche donna, ma soprattutto gli uomini. Parlavano di ogni cosa, di come era andata la giornata, il lavoro, la famiglia ecc. Parlavano di cose vere della vita, ma anche di storie farlocche. Poi, dal nulla usciva una scodella (la hcoéla) piena di latte? No...di vino. Tutto ciò succedeva un tempo, ora non più, c'è solo una panca di legno.
Il legno del trave era scuro, spaccato dal sole d’agosto e piallato dagli anni. Un solo trave vicino al muro di pietra viva della casa dei "Ciavergni". Per i ragazzi di Fontanetta era un mistero perché si usasse il plurale, ma per i vecchi era semplicemente il posto dove la giornata trovava la sua resa.
Lì si fermavano gli uomini al ritorno dai prati e dai boschi, con le mani ancora grigie di terra e le spalle stanche. Qualche volta si avvicinava anche qualche donna rientrando dal lavatoio "Bui" con "lo sedélla dl'aivi" (secchiello d'acqua) per lanciare una battuta e sentire le ultime novità del borgo. Si parlava del raccolto della segale, del fare il fieno o la legna per l'inverno, della febbre che aveva preso la mucca di Nonno Carlo, di quella figlia che a Ronco sembrava aver trovato un buon partito. Cose vere, piantate per terra.
Poi, bastava un niente perché la realtà cambiasse colore. Quando la luce dorata del tramonto sfilava via dai tetti di lose, la conversazione virava piano verso le storie farlocche. Pietro la sparava, ne tirava fuori sempre una nuova, come quella volta che aveva visto una volpe bianca nella fitta della macchia, o di come suo nonno avesse tirato su un macigno di un quintale solo per scommessa contro il parroco. Nessuno ci credeva, ma tutti ascoltavano, perché la fantasia faceva il solletico alla fatica.
In quel punto esatto del racconto, dal buio di una porta socchiusa o da dietro il trave stesso, spuntava la "hcoéla". Una scodella di terracotta, capiente, che a vederla da lontano si poteva pensare contenesse latte fresco appena munto. Ma nessuno a Fontanetta si sarebbe dissetato con il latte a quell'ora. La scodella passava di mano in mano, colma di vino rosso, denso e forte, che faceva ridere gli occhi e scaldava il petto. Un sorso a testa, una pulita alla bocca con il dorso della mano, e la storia poteva ripartire.
Oggi, in quel punto della strada, il vecchio trave non c'è più. Al suo posto qualcuno ha messo una panca di legno, con i bulloni zincati che luccicano sotto il lampione a LED. Se ti siedi lì la sera, senti solo il ronzio delle macchine che passano poco distante, il brontolio del torrente Soana e il silenzio di un borgo che va a dormire presto. Ma se chiudi gli occhi e aspetti che il vento scenda dal monte, sembra quasi di sentirlo ancora: l'odore di vino e di tabacco, le risate per una bugia ben raccontata e il rumore sordo della terracotta che batte sul legno.
