L'Ombra sotto il Pont d'la Goj a cura di Paolo Bolognesi
Racconti di memoria e radici

L'Ombra sotto il Pont d'la Goj a cura di Paolo Bolognesi

Quel tratto del torrente Soana, con le sue gole profonde e le acque smeraldine, 

nasconde da sempre un velo di mistero.
L'Ombra sotto il Pont d'la Goj

Nei primi anni del Novecento, quando le estati in Valle Soana profumavano di fieno tagliato e le stradine erano solo solchi di pietra e polvere, vivere a Fontanetta richiedeva polsi fermi e cavalli fidati.

Anselmo, era un'uomo forte e rude, non aveva  paura delle curve a sbalzo. Conosceva ogni sasso del percorso, e il suo carro, pesante e cerchiato di ferro, era per lui casa e bottega. La sua pariglia di cavalli grigi rispondeva al minimo scocco della frusta, abituata al rimbombo sordo delle ruote lungo le pareti di roccia.

Il tempo scorreva come sempre, ma in un tardo pomeriggio d'autunno, un velo di nebbia bassa, di quelle che la gente del posto chiama "la galaverna del fiume", saliva dalla spaccatura della Goj del Soana, nascondendo la gola dove l'acqua scavava la pietra da millenni.

Anselmo stava rientrando verso valle. Il carico era pesante, e la pioggia della notte precedente aveva reso il terreno viscido come olio. Giunto nei pressi del "Pont d'la Goj", l'aria si fece improvvisamente fredda, satura dell'odore muschioso del torrente che ruggiva decine di metri più in basso.

Nessuno seppe mai esattamente cosa accadde in quell'istante.

Fu "Forno", il cavallo di sinistra, a scartare spaventato da un'ombra nella nebbia?

O fu una ruota del carro a cedere sull'orlo sbriciolato della stradina?

Un grido stridulo di cavallo tagliò il silenzio della valle, seguito dal boato secco del legno che si spezzava contro le roccie. Poi, il vuoto.

Il carro, i cavalli e Anselmo svanirono nell'inghiottitoio della Goj. 

Quando gli abitanti di Fontanetta scesero con le corde e le torce infuocate ai piedi della forra, trovarono solo il ruggito dell'acqua verde e profonda. La Goj inghiottiva tutto e non restituiva nulla:

nessun pezzo di legno, nessun finimento di cuoio, nessuna traccia di Anselmo.

Il fiume si era preso il carro e il suo conducente, custodendoli nelle sue cavità sottomarine dove la luce del sole non arriva mai.

Nei decenni successivi, le carrozze lasciarono il posto alle prime automobili e il Ponte della Goj divenne una meta per viandanti e curiosi. Eppure, nelle sere d'autunno, quando la nebbia sale dal fondo della gola e sosta sospesa sul ponte, c'è chi giura di sentire ancora un suono strano: non il semplice scorrere dell'acqua, ma il metallico ferrare di zoccoli sulla pietra e il cigolio sordo di una ruota di legno che gira a vuoto nell'abisso. 

Bolo's ©


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