Novella estiva: Il viaggio a Ingria e la sorpresa dell’auto di Giorgio Cortese
Rubrica Cortese

Novella estiva: Il viaggio a Ingria e la sorpresa dell’auto di Giorgio Cortese

Era una splendida mattina d’estate in un piccolo paese del Canavese. Marco, Giorgio Laura e la loro figlia Elisa avevano deciso di concedersi una gita speciale: raggiungere Ingria, in Val Soana, per pranzare al Bar Ristorante Pont Viei e godersi un po’ di fresco lontano dall’afa della pianura.
 A casa regnava l’entusiasmo.
 «Finalmente una giornata lontano dal caldo!» disse Laura sistemando le bottiglie d’acqua nello zaino.
Marco prese le giacche leggere e sorrise.
«In montagna bisogna sempre essere pronti. Magari lassù farà freddo.»
Elisa osservò i genitori e scoppiò a ridere: «Mamma, papà, sembriamo degli esploratori!»
«Certo! Esploratori della Valle Soana, una valle fantastica!» rispose Marco gonfiando il petto come un comandante di spedizione.
Laura lo guardò divertita.
«Meglio così. Non si sa mai cosa può succedere in montagna.»
Partirono pieni di entusiasmo. La strada saliva tra boschi, prati e montagne sempre più imponenti. Tutto sembrava perfetto.
Poi, poco prima di Pont Canavese, accadde qualcosa di molto meno perfetto.
Sul cruscotto si accese una spia. Poi un’altra. Poi un’altra ancora.
All’improvviso sembrò che l’automobile stesse organizzando una festa luminosa tutta sua.
Bip… bip… bip… Sul display comparvero messaggi uno dietro l’altro: «Anomalia motore.» «Anomalia sistema.» «Controllare veicolo.»
Marco spalancò gli occhi: «Ma cosa sta succedendo?»
Rallentò e si fermò in sicurezza: «Aspettate un momento.»
Spense il motore e provò a riaccenderlo. L’auto emise un piccolo rumore, quasi un sospiro stanco.
Poi il silenzio.
«Non parte più.»
Laura alzò gli occhi al cielo: «Proprio oggi? E con questo caldo?»
Elisa osservò la macchina con aria seria.
«Papà, secondo me si è arrabbiata perché non l’abbiamo invitata a pranzo.»
Marco rise.
«Hai ragione. Forse voleva anche lei una giornata di riposo.»
La situazione però non era semplice. Erano vestiti da montagna: scarponi, pantaloni lunghi e felpe leggere. Peccato che a Pont Canavese facesse un caldo degno del Sahara.
Laura si asciugò la fronte.
«Siamo partiti per cercare il fresco e siamo finiti a cuocere come caladarroste.»
«Castagne arrosto a luglio. Un record mondiale!» aggiunse Marco.
Elisa si guardò gli scarponi.
«Se continuo a camminare con questi, tra poco si sciolgono.»
Mentre cercavano una soluzione, arrivò un fuoristrada. Al volante c’era un uomo sorridente di nome Giorgio.
Vedendo la famiglia ferma sotto il sole, si accostò: «Avete bisogno di una mano?»
Marco spiegò il problema: «La macchina ha deciso di fare il concerto delle spie luminose e poi si è spenta.»
Giorgio diede un’occhiata al veicolo e annuì.
«Ah, l’elettronica moderna. A volte si sente artista e improvvisa spettacoli.»
Laura scoppiò a ridere.
«Direi che oggi ha esagerato.»
«Intanto non potete restare qui sotto il sole» disse Giorgio. «Io sto andando a Ingria. Venite con me.»
«Davvero?» chiese Marco.
«Certo. Dove siete diretti?»
«Al Pont Viei, da Alessandro.»
Giorgio sorrise immediatamente: «Ale? Certo che lo conosco! È un bravissimo cuoco. Se cucinasse per una settimana intera, probabilmente riuscirei a mangiare per otto giorni senza fermarmi.»
La famiglia salì sul fuoristrada e ripartì.
Quando arrivarono a Ingria, Alessandro era già sull’uscio del ristorante ad aspettarli con un grande sorriso: «Benvenuti! Ho sentito della vostra avventura.»
Elisa guardò il prato verde, le montagne e il cielo limpido.
«Che bello! Qui si sta benissimo!»
Laura fece un lungo respiro: «Finalmente aria fresca.»
Marco osservò Alessandro: «Non pensavo che una macchina guasta potesse portarci comunque fin qui.»
Alessandro rise: «In montagna succede spesso. Le strade fanno giri strani, ma alla fine portano sempre da qualche parte.»
Giorgio annuì: «A volte la giornata prende una strada migliore di quella che avevi programmato.»
Durante il pranzo risero moltissimo. Alessandro servì piatti gustosi che fecero dimenticare a tutti il problema dell’auto.
A un certo punto Elisa dichiarò: «Secondo me la macchina si è fermata apposta.»
Marco la guardò incuriosito: «E perché avrebbe fatto una cosa del genere?»
«Per farci incontrare Giorgio e mangiare qui.»
Laura batté le mani: «Questa teoria mi piace.»
«Anche a me» disse Giorgio. «Molto più simpatica della spiegazione del meccanico.»
Il pomeriggio trascorse sereno tra chiacchiere, passeggiate e panorami meravigliosi. L’auto sarebbe stata riparata nei giorni successivi, ma ormai nessuno ci pensava più.
Prima di ripartire, Marco strinse la mano a Giorgio.
«Grazie davvero. Senza di lei oggi sarebbe stata una giornata difficile.»
Giorgio sorrise: «La montagna è fatta di sentieri, sorprese e persone che si aiutano. È questo il suo bello.»
Durante il viaggio di ritorno, Laura guardò fuori dal finestrino: «Alla fine non abbiamo perso la giornata.»
Marco osservò Elisa dallo specchietto: «No. Abbiamo trovato una storia da raccontare.»
Elisa sorrise: «E la prossima volta invitiamo anche l’auto. Così magari non si offende.»
Tutti scoppiarono a ridere.
Perché a volte gli imprevisti sembrano ostacoli, ma finiscono per diventare regali inattesi. E quella giornata, iniziata con l’auto ferma e tante preoccupazioni, si trasformò nel ricordo più bello dell’estate: una storia di gentilezza, amicizia e speranza, da custodire nel cuore come il panorama luminoso delle montagne della Valle Soana.

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