Novella estiva: l’ospitalità! di Giorgio Cortese
Rubrica Cortese

Novella estiva: l’ospitalità! di Giorgio Cortese

Una limpida mattina d’estate, Luca arrivò a Ronco Canavese con lo zaino in spalla e il desiderio di conoscere la montagna più autentica.
 Gli abitanti del paese gli consigliarono un sentiero semplice, adatto a tutti, che saliva dolcemente tra boschi di larici, prati fioriti e antiche baite in pietra.
«Non è un percorso difficile», gli disse il gestore del piccolo bar del paese. «Cammina con calma e goditi il silenzio. Lassù la montagna sa ancora parlare.»
Luca sorrise e si incamminò. L’aria era fresca e cristallina, intrisa del profumo dei pini, della resina dei larici, del muschio umido e delle erbe selvatiche. A ogni respiro percepiva la fragranza della terra ancora bagnata dalla rugiada del mattino, mentre una leggera brezza gli portava il delicato aroma dei fiori di montagna. Il panorama diventava sempre più ampio: le cime si stagliavano contro l’azzurro del cielo e il silenzio, interrotto soltanto dal canto degli uccelli e dal mormorio di un ruscello lontano, sembrava avvolgerlo in un abbraccio.
Dopo qualche ora, il cielo cambiò improvvisamente colore. Nubi scure salirono dalla valle e un violento temporale scoppiò senza preavviso.
«Devo trovare un riparo!», esclamò stringendosi nella giacca.
Poco distante vide un piccolo alpeggio. Corse verso la porta e bussò.
Ad aprirgli fu un’anziana donna dal volto sereno: «Entra, figliolo. Sei tutto bagnato.»
«Grazie… Credevo di non trovare nessuno.»
La donna lo fece accomodare vicino al camino acceso.
«Scaldati. Ti preparo un po’ di latte caldo e della polenta.»
In pochi minuti il profumo della polenta riempì la stanza. Luca mangiò con gratitudine mentre, fuori, il temporale faceva tremare i vetri: «Non so come ringraziarla.»
L’anziana sorrise: «In montagna chi bussa trova sempre una porta aperta.»
Quando il cielo tornò sereno, Luca salutò: «Non dimenticherò mai la sua gentilezza.»
«Buon cammino», rispose la donna con un sorriso.
Rientrato a Ronco Canavese, ancora emozionato, raccontò l’accaduto a Carlo, un anziano del paese.
«Che fortuna!», disse Luca. «Se quella signora non mi avesse accolto…»
Carlo lo guardò con stupore.
«Di quale signora parli?» Luca gliela descrisse nei particolari.
L’uomo rimase in silenzio per qualche istante.
«È impossibile. In quell’alpeggio viveva, tanti anni fa, la signora Maria. Era famosa per offrire latte caldo e polenta a tutti i viandanti. Ma è morta da molti anni. Oggi quella baita è abbandonata, senza tetto, e cade ormai in rovina.»
Luca impallidì.
«Ma… io ero lì. Ho parlato con lei. Ho mangiato alla sua tavola.»
Carlo sorrise appena: «Ci sono luoghi dove il tempo custodisce la memoria delle persone buone. Forse la montagna, ogni tanto, restituisce ai viandanti il calore di chi ha saputo amare senza chiedere nulla in cambio.»
Luca alzò gli occhi verso le cime illuminate dal sole. In quel momento gli sembrò che il vento portasse ancora il profumo della legna accesa e della polenta appena cotta. Sentì che quella montagna custodiva non solo boschi, sentieri e rocce, ma anche le storie e l’anima di chi aveva vissuto con generosità.
Da quel giorno capì che le montagne non conservano soltanto sentieri e pietre, ma anche le tracce invisibili della bontà.
Chi compie il bene con cuore sincero non scompare mai davvero. Il ricordo delle persone generose continua a vivere nei luoghi che hanno amato e nel cuore di chi, anche solo per un istante, ne riceve il dono.

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