NOVELLA VALLE SOANA. Il diavolo va in carrozza  di Giorgio Cortese.
Racconti di memoria e radici

NOVELLA VALLE SOANA. Il diavolo va in carrozza di Giorgio Cortese.

Era una sera d’estate, di quelle in cui il caldo della giornata rimane appeso ai muri delle case e l’aria profuma ancora di erba e di terra. Alberto era in casa con il papà. Dalle finestre aperte entrava il canto dei grilli, mentre fuori la campagna sembrava immersa in una quiete quasi perfetta.

Poi, lentamente, il cielo cominciò a cambiare. All’orizzonte comparvero nuvole scure, prima sottili e lontane, poi sempre più grandi e minacciose. Si ammassavano una sopra l’altra, cancellando poco alla volta l’azzurro della sera.

Il vento iniziò a muovere le tende, il papà guardò fuori dalla finestra: «Alberto, mi sa che questa sera arriva un temporale.»

Il bambino si avvicinò al vetro: «Pioverà forte, papà?»

«Credo proprio di sì. Guarda quelle nuvole.»

Alberto rimase a osservare il cielo che diventava sempre più scuro.

All’improvviso, in lontananza, si sentì un lungo brontolio.

Alberto si voltò: «Cos’è stato?»

Il papà sorrise: «Il tuono.»

«Sembra che qualcuno stia arrivando.»

Il padre rimase per qualche secondo in silenzio, poi disse: «Sai cosa dicevano una volta i vecchi contadini quando sentivano tuonare così?»

«Cosa?»

«Dicevano: “Il diavolo va in carrozza”.»

Alberto spalancò gli occhi: «Il diavolo?»

«Sì. Una vecchia credenza popolare. Quando il cielo diventava nero e i tuoni rotolavano tra le montagne, sembrava quasi di sentire le ruote di una carrozza che attraversava il cielo.»

Un lampo illuminò improvvisamente la campagna.

Subito dopo arrivò un tuono potente, la casa sembrò tremare.

Alberto strinse il braccio del papà: «Papà, allora la carrozza è vicina!»

Il padre rise: «A quanto pare, il diavolo questa sera ha molta fretta.»

Ma proprio in quel momento arrivò un rumore dalla rimessa: Gratta... gratta... gratta...

Alberto si voltò: «Papà, hai sentito?»

«Sì. È Pongo.»

Il cane era uscito dalla sua cuccia. Spaventato dal temporale, aveva raggiunto la porta della rimessa e la graffiava con le zampe.

«Vuole entrare.»

Il papà prese la giacca: «Andiamo a prenderlo.»

I due uscirono, il cielo era ormai quasi nero. I lampi si rincorrevano tra le nuvole e la pioggia cominciava a cadere, prima piano, poi sempre più forte.

Pongo tremava davanti alla porta.

«Dai, Pongo, vieni dentro. Non avere paura.»

Il papà aprì la rimessa e il cane entrò di corsa.

Ma proprio allora un tuono esplose sopra la casa.

BOOM! Pongo arretrò, poi un  altro tuono, ancora più forte. BOOM!

Il cane fece un altro passo indietro,  Alberto lo guardò: «Pongo, non avrai mica paura del diavolo!»

Un terzo tuono fece vibrare l’aria. Pongo arretrò ancora fino a nascondersi completamente dietro l’automobile.

Alberto scoppiò a ridere: «Papà, guarda! Si è nascosto dietro la macchina!»

Il padre si chinò verso il cane: «Pongo, vieni fuori. Non c’è nessun diavolo.»

Ma Pongo non ne voleva sapere, ogni tuono lo faceva arretrare un poco di più.

Alberto guardò il papà e disse: «Secondo me lui alla storia della carrozza ci crede davvero.»

Il papà sorrise.

«Forse sì. E sai una cosa? Quando ero bambino anch’io avevo paura dei temporali.»

«Davvero?»

«Davvero. Allora non c’erano tutte le spiegazioni che abbiamo oggi. I nonni guardavano il cielo, ascoltavano i tuoni e raccontavano storie. Erano il loro modo di dare un nome alle cose che facevano paura.»

Alberto rimase pensieroso: «Quindi il diavolo non va davvero in carrozza?»

Il padre sorrise: «No. Ma quella storia è bella da ricordare.»

«Perché?»

Il papà guardò fuori, verso la campagna battuta dalla pioggia.

«Perché dentro certe vecchie storie c’è la vita di chi è venuto prima di noi. Ci sono i nonni, le sere d’estate, le case di campagna e quella fantasia che aiutava a non avere troppa paura del cielo quando faceva rumore.»

Il temporale continuava a ruggire, poi, lentamente, i tuoni cominciarono ad allontanarsi.

Pongo uscì finalmente da dietro l’automobile e si avvicinò ad Alberto.

Il bambino gli accarezzò la testa: «Hai visto, Pongo? La carrozza se ne sta andando.»

Il papà sorrise: «Sì. E presto tornerà il sereno.»

Alberto guardò ancora una volta il cielo. Il temporale si allontanava verso le colline, lasciando dietro di sé l’odore della pioggia e della terra bagnata. E quella sera, nella vecchia casa di campagna, una semplice frase aveva riportato in vita un pezzo di memoria contadina.

«Il diavolo va in carrozza.»

Una frase nata dalla paura del tuono, diventata nel tempo una storia da raccontare ai bambini.

Perché certe tradizioni non spiegano soltanto il mondo. Ci ricordano da dove veniamo.

 

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