ORCO & SOANA FLASH: La valle Soana si e’… allungata! a cura di Marino Pasqualone
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ORCO & SOANA FLASH: La valle Soana si e’… allungata! a cura di Marino Pasqualone

Da qualche tempo sulla strada provinciale che sale in valle Soana, sopra all’imbocco della galleria

tra le frazioni Bausano e Configliè di Pont, è apparso uno striscione con la scritta “Bin rűà – Benvenuti – Welcome in Valle Soana”, (e sull’altro lato della stessa galleria “A la rivihta” in valle).

A prima vista, soprattutto a chi non conosce le dinamiche interne della valle, potrebbe sembrare un fatto scontato e normale, se non fosse che, fino a pochi mesi fa, lo striscione di benvenuto era posizionato qualche chilometro di strada più a monte, sul manufatto che, dopo la borgata Frailino, è situato proprio sul confine amministrativo tra il Comune di Pont Canavese e quello di Ingria, quasi a sancire che la “vera” Valle Soana iniziava solo da lì.

I sette chilometri di strada provinciale precedenti e tutte le numerose borgate di Pont Canavese sui due versanti della valle, da Raie a Montpont, dal Bausano a Stroba, da Gea alla Butifinèra, dunque per molti erano sì geograficamente situate in Valle Soana, ma in realtà non facevano parte della “Val Soana” propriamente detta.

Questo perché probabilmente forse non pochi degli stessi abitanti di Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana sono tuttora convinti che la Valle Soana inizi soltanto dopo la borgata Frailino di Pont Canavese, e che quindi il paese di fondovalle (ma anche quello di Frassinetto, dal Fraschietto ai Tetti passando per il Berchiotto) non abbiano nulla a che fare con la “loro” Valle Soana, tanto da definire abitualmente con il termine di “marèt” chiunque risieda prima del punto dove la teleferica a servizio della centrale idroelettrica che sfrutta le acque del torrente Verdassa attraversa la strada provinciale.

E se è pur vero che sull’asse delle borgate pontesi di Butifinéra e Frailino si registra una netta cesura per quanto riguarda il “patois” (o, se preferite, la lingua francoprovenzale), dal punto di vista geografico, culturale, architettonico e storico non c’è (anche se sarebbe meglio dire “non c’era”) alcuna differenza sostanziale tra chi viveva, ad esempio, nelle borgate Cup o Stroba di Pont oppure a Pasturera o Rivòira di Ingria, peraltro distanti poche decine di minuti di cammino l’une dalle altre.

Quello su dove comincia davvero la Valle Soana è dunque un equivoco storico e culturale che dura ormai da troppo tempo e di cui, finalmente, pare si stia prendendo alfine coscienza: quello striscione ora appeso all’imbocco della galleria stradale del Bausano è dunque forse il primo timido segnale di un antico “tabù” che si sta sgretolando, anche se la strada per arrivare ad una più “grande” Valle Soana è ancora lunga e probabilmente irta di radicati preconcetti ideologici duri a morire.

Ma quella scritta di benvenuto, ora arretrata di qualche chilometro lungo l’asse stradale della valle, è pur sempre una vittoria per quei pochi che, come chi scrive, questi pregiudizi li hanno sempre combattuti, arrivando già in passato ad ipotizzare l’esistenza di una misconosciuta, peraltro anche dagli stessi pontesi, “Valsuana dij marèt ” .

Ora attendiamo fiduciosi un ulteriore coraggioso e definitivo passo in avanti, di cui a nostro parere dovrebbe farsi promotore lo stesso Comune di Pont Canavese finora rimasto silente in merito, installando un bel cartello turistico, magari tra Villanuova e Pian Rastello, con la scritta “Benvenuti in Valle Soana”.

Perché la Valle Soana comincia lì ed è la casa comune di tutti, non solo di Ingria, Ronco e Valprato, ma anche di una grossa parte di Pont Canavese e di Frassinetto, e, nell’interesse di tutti, è ora di mettere in soffitta i campanilismi e collaborare insieme a costruire un modello di futuro valido per l’intera valle.

 


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