stalle e facendo scricchiolare i travi in larice. Nella stalla di Pra-Riond, al riparo dal gelo, la legna crepitava piano. Gli uomini finivano di intagliare il legno, le donne filavano la lana, ma l’aria era pesante, priva della calore di un tempo.
Un tempo, Pra-Riond era un prato perfetto, rotondo come una mezza luna adagiata tra i monti della Val Soana. La terra era generosa, l’erba alta e grassa, il burro il più giallo della valle. Ma con la ricchezza era arrivata la superbia. Gli abitanti avevano chiuso il cuore: non si offriva più un sorso di latte al viandante, non si divideva il pane con chi aveva avuto un'annata cattiva. Le porte venivano sbarrate al tramonto e gli sguardi verso gli stranieri si erano fatti sospettosi e duri.
Quella sera, mentre la neve cominciava a cadere a larghi fiocchi silenziosi, alla porta della casa più ricca del paese bussò qualcuno. Era un vecchio avvolto in un mantello consunto, con le mani piagate dal freddo e un bastone di nocciolo in mano.
— Un po' di fuoco e un tozzo di pane duro, per l'amore del cielo — chiese il vecchio con voce sottile.
Il padrone di casa, un uomo dal collo grosso di nome Bernardo, lo squadrò dall'alto in basso, stringendosi nel suo gilet di panno pesante.
— Qui nessuno regala nulla. Vattene a valle, vecchio, prima che sguinzagli i cani.
Il vecchio non protestò. Bussò a una seconda porta, poi a una terza. Ovunque trovò la stessa risposta: sguardi freddi, porte serrate in faccia, insulti mormorati a bassa voce.
Solo all'estremo margine del pianoro, dove il terreno si faceva scosceso e la terra era magra, c'era una piccola baita con il tetto di piode sconnesse. Lì viveva Marta, una giovane vedova, con il suo bambina piccolo. Quando il vecchio batté al suo legno marcito, la donna aprì subito.
Vedendolo tremare, non fece domande. Lo fece sedere vicino al focolare, gli avvolse le spalle con la sua unica coperta di lana e scaldò per lui un pentolino con un po' d'acqua e le croste di polenta rimaste dalla cena.
Il vecchio mangiò in silenzio, osservando la grazia e la dolcezza con cui la donna accudiva il figlio. Poi, quando la luna si fece strada tra le nuvole illuminando a giorno il pianoro, l'uomo si alzò. La sua figura non sembrava più curva, e i suoi occhi brillarono di una luce antica e profonda.
— Marta — disse con una voce che non era più un sussurro, ma il rimbombo lontano del tuono. — Prendi tuo figlio. Raccogli ciò che hai di più caro e cammina verso la cresta. Non voltarti indietro per nessun motivo, qualunque rumore tu senta. Farai il tuo primo passo sulla pietra quando la notte sarà al suo culmine.
Marta, spaventata ma mossa da un presagio che le stringeva il petto, non esitò. Avvolse il bambino nelle pelli, prese il crocifisso di legno del padre e uscì nella notte fredda, cominciando a salire verso il sentiero alto.
Mentre i suoi passi affondavano nella neve fresca, un tremore profondo scosse le viscere della montagna. Non era un soffio di vento, ma un ruggito cupo, sotterraneo.
Sulla cima delle pareti di roccia sopra Pra-Riond, la terra si spaccò. Giganteschi blocchi di pietra, alberi secolari e tonnellate di fango si staccarono con la violenza di un fiume in piena. La grande frana precipitò a valle rovinando con un boato spaventoso che fece tremare l'intera Val Soana.
Marta continuò a salire, le lacrime che le congelavano sulle guance. Sentì le urla lontane, il franare dei tetti, il suono disperato della campana della torre che suonò solo tre tocchi prima di essere inghiottita dal buio. Ricordò le parole del vecchio e non si voltò.
All'alba, quando il sole spuntò dietro le vette, il silenzio era assoluto.
Marta si fermò e si girò a guardare. Dove prima sorgeva il prospero e superbo pianoro di Pra-Riond, non c'era più nulla. Solo una distesa desolata di macigni grigi, fango e tronchi spezzati. Il torrente, sbarrato dalle macerie, cominciava lentamente a formare un bacino d'acqua scura. Il villaggio della gente senza cuore era scomparso per sempre, sepolto sotto la collera della montagna.
La donna cadde in ginocchio sulla neve, stringendo il figlio al petto. Pianse per i morti, ma ringraziò per la vita.
Poco più in basso, dove i macigni della frana si erano fermati lasciando intatto un piccolo lembo di prato nuovo, Marta costruì la sua nuova casa. Anno dopo anno, altri scampati e gente d'alpeggio la raggiunsero, attirati dalla sua bontà e dalla sicurezza di quel nuovo rifugio.
Nacque così un nuovo borgo, edificato sulla memoria e sull'umiltà. Lo chiamarono Piamprato.
Ancora oggi, si dice che nelle notti di luna piena, quando il vento soffia forte tra le gola della Val Soana, chi si ferma in silenzio tra le pietre antiche possa sentire il suono fioco di quella campana, sepolta per sempre sotto la terra, a ricordare a chiunque passi quanto possa essere fragile la fortuna degli uomini senza cuore.
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