Un viaggio tra storia, natura e curiosità. LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE
Rubrica Cortese

Un viaggio tra storia, natura e curiosità. LE PAGINE DI GIORGIO CORTESE

Maria Teresa d’Austria, la donna che sfidò l’Europa.

Il 20 ottobre 1740 moriva Carlo VI d’Asburgo. Al suo posto arrivò la figlia Maria Teresa, appena ventitreenne e incinta. Aveva ereditato un vasto impero, ma l’Europa non sembrava disposta a riconoscerle il diritto di governarlo.

Federico II di Prussia invase la Slesia e iniziò la Guerra di successione austriaca. Maria Teresa si trovò con un esercito debole, finanze difficili e molti nemici. Ma seppe trovare alleati, ottenere il sostegno degli ungheresi e difendere il cuore della monarchia.

Dovette rinunciare alla Slesia, ma non al suo impero. Negli anni successivi avviò importanti riforme: rafforzò l’amministrazione, l’esercito e il sistema fiscale e nel 1774 introdusse l’istruzione elementare obbligatoria.

Madre di sedici figli, utilizzò anche i matrimoni dinastici per costruire alleanze. Tra i suoi figli ci fu Maria Antonietta, futura regina di Francia.

Maria Teresa morì nel 1780, dopo quarant’anni di governo. Aveva ricevuto una monarchia fragile e lasciava uno Stato più organizzato e solido.

Nel 1740 molti scommisero sulla debolezza di una giovane donna. Maria Teresa rispose trasformando quella debolezza in forza.

Favria, 20.10.2026  Giorgio Cortese

 

20 ottobre 1973. Viene inaugurata la Sydney Opera House.

 

Buona giornata. Un’opera capace di diventare famosa nel mondo è nata da un’idea e da anni di lavoro. Anche i nostri piccoli progetti hanno bisogno di pazienza prima di diventare realtà. Felice martedì.

 

21 ottobre 1805. Trafalgar, la vittoria di Nelson

Il 21 ottobre 1805, al largo della costa spagnola, si combatté una delle più celebri battaglie navali della storia: Trafalgar. La flotta britannica, comandata dall’ammiraglio Horatio Nelson, affrontò quella franco-spagnola, numericamente superiore.

Nelson, già famoso per il suo coraggio e per le sue vittorie, scelse una strategia audace: invece di disporsi parallelamente al nemico, fece avanzare le sue navi in due colonne, spezzando lo schieramento avversario. La tattica funzionò e la flotta britannica ottenne una vittoria decisiva.

Nelson, però, non poté assistere alla conclusione della battaglia. Colpito a morte da un tiratore nemico mentre si trovava sul ponte della sua nave, la Victory, morì poche ore dopo. Prima di morire seppe che la vittoria era ormai assicurata.

Trafalgar è rimasta nella storia non soltanto per la grande battaglia navale, ma anche per la figura di Nelson: un comandante capace di assumersi responsabilità e di guidare i suoi uomini nei momenti più difficili.

Anche nella vita quotidiana, davanti alle difficoltà, può servire avere una rotta chiara e il coraggio di seguirla, senza lasciarsi paralizzare dalla paura.

Favria, 21.10.2026   Giorgio Cortese

 

21 ottobre 1805. Battaglia di Trafalgar: la flotta britannica sconfigge quella franco-spagnola.

 

Buona giornata. In mare una nave ha bisogno di una rotta; anche noi, nella vita, abbiamo bisogno di qualche punto fermo che ci aiuti a non perdere la direzione. Felice mercoledì.

 

22 ottobre 1962. Kennedy e la crisi dei missili di Cuba.

Il 22 ottobre 1962, il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy si rivolse alla popolazione americana con un messaggio televisivo destinato a entrare nella storia. Annunciò che gli Stati Uniti avevano scoperto a Cuba basi missilistiche sovietiche, capaci di colpire gran parte del territorio americano. Il mondo si trovò improvvisamente sull’orlo di una possibile guerra nucleare. Kennedy ordinò un blocco navale intorno a Cuba e chiese all’Unione Sovietica di ritirare i missili. Per alcuni giorni, la tensione crebbe mentre milioni di persone temevano che un confronto tra le due superpotenze potesse trasformarsi in una catastrofe.

La crisi si concluse senza una guerra. Dopo intense trattative, l’Unione Sovietica accettò di ritirare i missili da Cuba. Kennedy, da parte sua, si impegnò a non invadere l’isola e accettò segretamente anche il ritiro dei missili statunitensi dalla Turchia. Questa storia mi fa pensare a quanto, anche nella nostra vita, possano esserci momenti in cui la paura sembra prendere il sopravvento e tutto appare sul punto di precipitare. La vicenda di Kennedy mi ricorda che, anche quando la situazione sembra senza via d’uscita, è importante non lasciarsi guidare dall’impulsività. A volte fermarsi, ascoltare e cercare un compromesso richiede più coraggio che combattere. E forse è proprio questa la lezione che possiamo portare con noi: nei momenti più difficili, scegliere la strada del dialogo può cambiare completamente il finale di una storia.

Favria, 22.10.2026   Giorgio Cortese

 

22 ottobre 1962. John F. Kennedy annuncia la crisi dei missili di Cuba.

 

Buona giornata. In quei giorni il mondo imparò quanto fosse importante fermarsi prima che una tensione diventasse tragedia. Anche nelle nostre discussioni, ascoltare prima di reagire può cambiare il finale. Felice giovedì.

 

El Alamein, il sacrificio nel deserto.

Il 23 ottobre 1942 iniziò la seconda battaglia di El Alamein, uno degli scontri più duri della Seconda guerra mondiale in Africa. Nel deserto egiziano, le forze britanniche comandate dal generale Bernard Montgomery attaccarono le truppe italo-tedesche guidate da Erwin Rommel.

Tra i reparti italiani si distinsero la Divisione paracadutisti Folgore, la Ariete, la Littorio, la Trieste e altre unità dell’esercito italiano. I paracadutisti della Folgore, in particolare, opposero una tenace resistenza, combattendo in condizioni durissime, tra mine, artiglieria, scarsità d’acqua e continui attacchi. La battaglia si concluse con la vittoria britannica e la ritirata delle forze dell’Asse. Ma accanto alla storia militare rimane il ricordo degli italiani caduti a El Alamein, giovani uomini lontani da casa che affrontarono quei giorni nel deserto e non fecero più ritorno.

Ricordarli non significa dimenticare il dramma e le sofferenze di quella guerra. Significa riconoscere il sacrificio di chi vi perse la vita e conservare, attraverso la memoria, il valore della pace. Ogni nome ricordato è una vita sottratta all’oblio e un monito perché tragedie simili non debbano più ripetersi.

Favria, 23.10.2026   Giorgio Cortese

 

23 ottobre 1942. Inizia la seconda battaglia di El Alamein.

 

Buona giornata. La storia conosce momenti in cui l’esito sembra incerto. Anche noi attraversiamo periodi difficili: non sempre possiamo scegliere ciò che accade, ma possiamo scegliere come affrontarlo. Felice venerdì.

 

Nascono le Nazioni Unite

Il 24 ottobre 1945 nasce ufficialmente l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), pochi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale. L’obiettivo era ambizioso: evitare che le tragedie appena vissute potessero ripetersi e creare un luogo dove gli Stati potessero discutere e cercare soluzioni attraverso il dialogo. L’ONU nacque dalle macerie di una guerra che aveva lasciato milioni di morti, città distrutte e famiglie divise. La sua nascita rappresentò la volontà di costruire un nuovo equilibrio internazionale fondato sulla cooperazione e sulla ricerca della pace.

Da allora il mondo ha conosciuto altre guerre e molti conflitti, ma l’idea alla base di quella scelta rimane attuale: provare a parlare anche quando sembra più facile voltarsi dall’altra parte, cercare un punto d’incontro anche quando le distanze sembrano enormi.

Forse è proprio questo ciò che mi colpisce di più del 24 ottobre 1945: dopo aver visto quanto un essere umano può distruggere, qualcuno ebbe ancora la forza di immaginare come ricominciare. E penso che, nel nostro piccolo, sia quello che siamo chiamati a fare ogni giorno: non lasciare che un litigio, un rancore o una delusione abbiano l’ultima parola. A volte la pace non è qualcosa di grande e lontano: è una scelta silenziosa che facciamo dentro di noi, quando decidiamo di non aggiungere altra distanza a quella che già esiste.

Favria, 24.10.2026  Giorgio Cortese

 

24 ottobre 1945. Nasce ufficialmente l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

 

Buona giornata. Dopo anni di guerra, molti Paesi decisero di provare a parlarsi. Anche nella vita personale, ricominciare un dialogo può essere il primo passo per ritrovare una relazione. Felice

sabato.

 

Azincourt e il coraggio nella vita quotidiana.

Il 25 ottobre 1415, durante la Guerra dei Cent’anni, l’esercito inglese di Enrico V affrontò ad Azincourt un esercito francese molto più numeroso. Nonostante la fatica, la pioggia e le difficili condizioni del terreno, gli inglesi ottennero una sorprendente vittoria.

Secoli dopo, William Shakespeare avrebbe immortalato Enrico V nel celebre discorso prima della battaglia, trasformando quel momento storico in una delle più celebri riflessioni sul coraggio e sul valore di sentirsi parte di qualcosa più grande di noi.

Azincourt, però, può parlarci anche della nostra vita di tutti i giorni. Non abbiamo eserciti da affrontare, ma conosciamo tutti momenti in cui un problema sembra troppo grande: un lavoro difficile, una scelta che ci spaventa, una delusione, un periodo in cui perdiamo fiducia in noi stessi. In quei momenti è facile guardare soltanto ciò che abbiamo davanti e pensare di non avere abbastanza forza.

La lezione che porto con me da Azincourt è un’altra: non sempre possiamo decidere quanto sarà difficile la strada, ma possiamo decidere se continuare a percorrerla. A volte non serve vincere una grande battaglia: basta alzarsi, fare quello che possiamo e compiere il prossimo passo. È così, un passo dopo l’altro, che anche una giornata difficile può trasformarsi nell’inizio di qualcosa di nuovo.

Favria, 25.10.2026   Giorgio Cortese

 

25 ottobre 1415. Battaglia di Azincourt, durante la Guerra dei Cent’anni.

 

Buona giornata. La storia ci ricorda che le situazioni possono cambiare rapidamente. Per questo è meglio non giudicare una persona o una giornata soltanto dal momento che stiamo vivendo. Felice domenica.

 

Nasce il calcio moderno.

Il 26 ottobre 1863, a Londra, nasce la Football Association, l’organizzazione che contribuì a definire le prime regole comuni del calcio moderno. Da allora quello sport nato sui campi inglesi è diventato una passione capace di unire milioni di persone in tutto il mondo.

Il calcio è tifo, emozione, amicizia, gioia per un gol e delusione per una partita persa. È bello viverlo con il cuore, andare allo stadio, sostenere la propria squadra e condividere una passione.

Ma passione non deve diventare fanatismo. L’avversario non è un nemico: è qualcuno senza il quale la partita non esisterebbe. Si può esultare per i propri colori e, nello stesso tempo, rispettare quelli degli altri. Forse il calcio dà il meglio di sé proprio quando, finito il novantesimo minuto, resta la voglia di stringere la mano a chi ha giocato dall’altra parte. Perché una squadra può dividere per novanta minuti, ma lo sport dovrebbe aiutarci a sentirci parte della stessa comunità.

Favria,  26.10.2026   Giorgio Cortese

 

26 ottobre 1863. Nasce a Londra la Football Association, una delle origini del calcio moderno.

 

Buona giornata. Una squadra funziona quando ognuno mette qualcosa a disposizione degli altri. Anche nella vita abbiamo bisogno di collaborazione, amicizia e persone con cui condividere il cammino. Felice lunedì.

 

SERVE SANGUE. SERVI TU!

VENERDÌ 27 NOVEMBRE 2026° a FAVRIA – CORTILE INTERNO DEL COMUNE
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