Oltre il Ghiaccio.
Nel 1914, Ernest Shackleton partì per l’Antartide con un sogno ambizioso : attraversare l’intero continente, dal mare di Weddell a quello di Ross. La sua nave, l’Endurance, sembrava pronta a sfidare ogni limite, ma la realtà si rivelò subito più dura di qualsiasi previsione. In pochi giorni rimase intrappolata in un gigantesco blocco di ghiaccio, e il viaggio di esplorazione si trasformò in una lotta per la sopravvivenza. Shackleton era già un uomo temprato dall’esperienza: nato in Irlanda nel 1874 e cresciuto in Inghilterra, a soli sedici anni si arruolò nella marina mercantile e partecipò a spedizioni che lo portarono a sfiorare il Polo Sud. Il suo spirito instancabile lo aveva già reso cavaliere e ammirato dal pubblico, ma nulla lo preparava alle prove che lo attendevano in Antartide.
I mesi trascorsi a bordo dell’Endurance furono una lezione di resistenza. Il ghiaccio li imprigionava, le provviste diminuivano, ma Shackleton sapeva che il morale era la loro arma più potente. Organizzò spettacoli teatrali, passeggiate sotto il cielo australe e allenamenti quotidiani dei cani da slitta. Ogni giorno era una sfida, ogni piccolo successo un motivo per non arrendersi.
Il 27 ottobre 1915, l’Endurance cedette. La nave affondò tra il gelo e la pressione del ghiaccio. Gli uomini si ritrovarono su un mare di ghiaccio sconfinato, con tre scialuppe, qualche tenda, pochi sacchi a pelo e provviste limitate. La spedizione era fallita, ma la loro avventura era appena cominciata.
Per mesi rimasero alla deriva, nutrendosi di pesci, foche e pinguini, guidati solo dalla corrente e dalla speranza. Finalmente, dopo sedici mesi, avvistarono l’isola dell’Elefante. La gioia durò poco: era disabitata, e l’unica possibilità di salvezza era un’altra traversata, stavolta a bordo della James Caird, verso la Georgia del Sud.
Shackleton e cinque uomini affrontarono il mare in tempesta per 1.300 chilometri, tra onde alte e freddo intenso. Al loro arrivo sull’isola, dovevano ancora attraversare montagne ghiacciate fino alla stazione baleniera di Stromness. Con ramponi improvvisati e un coraggio senza limiti, compirono l’impresa in trentasei ore, esausti ma determinati. Pochi giorni dopo, tutti gli uomini sull’isola dell’Elefante furono recuperati: nessuno mancava all’appello.
La spedizione di Shackleton non fu un trionfo geografico, né una conquista del Polo Sud. Ma fu la prova più alta di cosa significhi affrontare l’impossibile. Nel gelo più estremo, tra fame, tempeste e incertezze, ciò che permise agli uomini di tornare a casa fu la fiducia reciproca, il coraggio e la speranza incrollabile. L’avventura dell’Endurance ci ricorda che, anche quando il mondo sembra ostile e tutto sembra perduto, la determinazione e la solidarietà aprono la strada verso nuovi orizzonti.
Favria, 6.10.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ogni giorno è un’opportunità per rinascere. Felice martedì.
6 ottobre 1927.
A New York viene proiettato Il cantante di jazz, considerato il primo grande film sonoro.
La forza del sorriso.
Ci sono sorrisi che durano appena un istante, eppure riescono a cambiare il colore di una giornata. Un sorriso non cancella le difficoltà, non risolve i problemi e non fa sparire le preoccupazioni, ma può regalarci quella piccola pausa di respiro di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Come scriveva Madre Teresa di Calcutta, «Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso».
Sorridere non significa essere sempre felici né fingere che tutto vada bene. Significa, piuttosto, lasciare aperta una finestra alla speranza. Anche nei momenti difficili, un sorriso sincero può dire molto più di tante parole: “Sono qui”, “Ti capisco”, “Andrà meglio”. È un gesto semplice, ma profondamente umano. Charlie Chaplin, che del sorriso fece quasi una filosofia di vita, ricordava: «Un giorno senza sorriso è un giorno perso». Una frase apparentemente leggera, ma capace di racchiudere una grande verità. Quante volte ci accorgiamo, alla fine di una giornata, che proprio un piccolo momento di allegria è rimasto il ricordo più bello?
Il sorriso, inoltre, è contagioso. Passa da una persona all’altra senza chiedere nulla in cambio. Può nascere tra sconosciuti, accompagnare un saluto, addolcire una parola o riaccendere un’amicizia. È forse uno dei pochi doni che, quando lo regaliamo, non diminuisce: si moltiplica.
E allora proviamo a sorridere un po’ di più, non perché la vita sia sempre facile, ma perché anche nelle giornate nuvolose possiamo scegliere di cercare uno spiraglio di luce. Perché un sorriso è una piccola rivoluzione gentile: non cambia il mondo intero, ma può cambiare il mondo di chi lo riceve… e qualche volta anche quello di chi lo regala.
Favria, 7.10.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Sorprendi qualcuno con un sorriso e illumina la giornata. Felice mercoledì.
7 ottobre 1952.
Nasce a Leningrado Vladimir Putin, futuro presidente della Federazione Russa.
La Terra, la nostra casa comune.
L’8 ottobre ci invita a celebrare la Giornata Mondiale dell’Habitat, un’occasione per ricordare che ogni persona ha bisogno di un luogo dignitoso, sicuro e accogliente in cui vivere. Quando parliamo di “casa”, infatti, non dovremmo pensare soltanto alle quattro pareti che ci proteggono, ma a tutto ciò che ci circonda: il paese in cui abitiamo, le strade che percorriamo, i giardini, le piazze, i boschi, i fiumi e gli spazi dove incontriamo gli altri.
L’habitat è il nostro ambiente di vita e racconta molto della società che abbiamo costruito. Una città con alberi e aree verdi, servizi accessibili, abitazioni dignitose, luoghi di incontro e spazi sicuri per bambini e anziani non è semplicemente più bella: è una città che mette al centro la persona. Al contrario, quando perdiamo il rispetto per l’ambiente e trasformiamo gli spazi comuni in luoghi trascurati, perdiamo qualcosa anche della nostra qualità della vita.
Prendersi cura dell’habitat non significa necessariamente compiere grandi imprese. A volte comincia da gesti semplicissimi: non abbandonare un rifiuto, rispettare un’aiuola, piantare un albero, risparmiare acqua, mantenere pulito un luogo pubblico, aiutare un vicino o partecipare alla vita della propria comunità. Sono piccoli gesti, ma insieme possono diventare una grande forma di responsabilità.
C’è poi un aspetto ancora più profondo. L’habitat non è soltanto ciò che ereditiamo, ma ciò che consegniamo alle generazioni future. Ogni albero che piantiamo, ogni spazio che proteggiamo, ogni scelta rispettosa dell’ambiente è un messaggio rivolto a chi verrà dopo di noi.
La vera modernità, forse, non consiste nel costruire sempre di più, ma nel saper vivere meglio ciò che abbiamo. Perché una casa diventa davvero un luogo felice quando non ci protegge soltanto dalla pioggia, ma ci insegna a proteggere anche il mondo che sta oltre la sua porta.
Favria, 8.10.2026 Giorgio Cortese
8 ottobre 2026 – Giornata Mondiale dell’Habitat
Buona giornata. Proteggiamo la Terra e rispettiamo ogni essere vivente. Felice giovedì
8 ottobre 1871.
A Chicago scoppia il grande incendio che distruggerà gran parte della città.
Setter Gordon, lo scozzese equilibrato
Potente, elegante e dotato di una resistenza davvero notevole, il Setter Gordon è probabilmente il più riflessivo e misurato tra i Setter britannici. Meno esuberante del Setter Irlandese e generalmente più stabile del Setter Inglese, conserva una forte passione per il lavoro e una naturale predisposizione alla collaborazione con l’uomo. Dietro il suo aspetto aristocratico, impreziosito dal caratteristico mantello nero focato, si cela un cane sensibile, affettuoso e profondamente legato alla famiglia.
Ama condividere la quotidianità con i propri cari e tende a soffrire quando viene lasciato solo troppo a lungo o escluso dalla vita domestica. Intelligente e determinato, può mostrare una certa testardaggine, motivo per cui necessita di un’educazione precoce, coerente e rispettosa, capace di valorizzarne le qualità senza comprimere la sua personalità.
Le origini della razza affondano nella Scozia tra il Settecento e l’Ottocento. Il nome deriva da Alexander Gordon, quarto duca di Gordon, che nel suo castello presso Fochabers selezionò con cura cani da ferma robusti e affidabili, adatti ai terreni impegnativi delle Highlands. Sebbene il duca abbia avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della razza, esistevano già Setter nero focati nelle isole britanniche e anche altri allevatori contribuirono alla loro evoluzione.
Nel corso dell’Ottocento il tipo venne progressivamente fissato fino a dare origine al moderno Setter Gordon: un cane da ferma solido, metodico e facilmente riconoscibile per il mantello nero lucido con focature rosso-castane ben definite. Ancora oggi conserva le qualità che ne hanno decretato il successo tra gli appassionati: resistenza, equilibrio, affidabilità e una straordinaria capacità di lavorare in sintonia con il proprio conduttore.
Meno diffuso rispetto ad altre razze da ferma ma ricco di fascino e personalità, il Setter Gordon rappresenta una scelta ideale per chi cerca un compagno fedele, sensibile e instancabile. Un cane che sa distinguersi non con l’esuberanza, ma con la profondità del legame che riesce a costruire con la propria famiglia e con la serenità del suo carattere equilibrato.
Favria, 9.10.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Ogni giorno mi sforzo di coltivare la pazienza per raccogliere la felicità. Felice venerdì.
9 ottobre 1967.
Viene ucciso in Bolivia Ernesto “Che” Guevara, figura simbolo della rivoluzione cubana.
Il drago dei re: l’ordine segreto che difendeva l’Europa dal pericolo ottomano.
All’inizio del Quattrocento l’Europa centro-orientale era una terra attraversata da paure, rivalità e guerre. I confini erano minacciati dall’avanzata dell’Impero ottomano, mentre re e nobili cercavano nuove alleanze per difendere il proprio potere. In questo clima di tensione nacque una delle più affascinanti organizzazioni cavalleresche del Medioevo: l’Ordine del drago.
Nel 1408 il re d’Ungheria Sigismondo di Lussemburgo fondò questo ordine con un obiettivo preciso: riunire attorno a sé i principali sovrani e aristocratici dell’Europa centrale e balcanica. Non era solo un’onorificenza, ma una vera alleanza politica e militare. Chi entrava nell’ordine prometteva fedeltà al sovrano, difesa della cristianità e opposizione all’espansione ottomana.
Il simbolo scelto non poteva essere più potente: un drago avvolto su sé stesso, spesso accompagnato da una croce. Nel mondo medievale il drago rappresentava forza, controllo e capacità di punire i nemici. Portare quell’emblema significava mostrare pubblicamente il proprio ruolo: essere parte di un’élite pronta a difendere un ordine politico e religioso.
Tra i membri dell’Ordine del drago comparve anche Vlad II di Valacchia, un principe di una regione di confine tra il mondo cristiano e quello ottomano. La sua appartenenza all’ordine rafforzò la sua immagine di difensore della cristianità. Proprio dal legame tra Vlad e il simbolo del drago nacque, molti secoli dopo, parte della leggenda che avrebbe contribuito alla nascita del mito di Dracula.
Con il passare del tempo, infatti, il drago medievale cambiò significato. Da simbolo di potere e alleanza politica divenne anche una creatura misteriosa e inquietante nell’immaginario popolare, soprattutto dopo il romanzo Dracula di Bram Stoker, pubblicato nel 1897.
Ma la storia del drago non iniziava nel Medioevo. Questo animale fantastico era già presente nelle antiche mitologie greche e romane e continuò a essere usato dai grandi poteri europei. Anche gli Aragonesi di Napoli lo adottarono come simbolo dinastico, per rappresentare la forza della monarchia e la protezione della sovranità.
Dietro l’immagine di un animale leggendario si nasconde quindi una lunga storia di politica, guerre e ambizioni: il drago non era soltanto una creatura fantastica, ma il segno di un potere che voleva farsi riconoscere e temere.
Buona giornata. Ogni giorno ascoltiamo il nostro animo e concediamoci dei momenti di riposo , che è la miglior cura. Felice sabato.
10 ottobre 1985.
Viene presentato il primo Nintendo Entertainment System in Europa, destinato a cambiare la storia dei videogiochi.
Alla scoperta del cuore nascosto della Terra.
È raro che un geologo diventi protagonista di un’avventura letteraria, eppure il professor Otto Lidenbrock di Viaggio al centro della Terra lo è. Eccentrico, determinato e guidato da un’insaziabile curiosità, Lidenbrock trova in un vecchio manoscritto la chiave per raggiungere le profondità del pianeta. Insieme al nipote Axel e alla fedele guida Hans, si cala in un vulcano islandese e scopre un mondo sotterraneo incredibile: caverne immense, mari nascosti, creature preistoriche e uomini primitivi. Lì, la geologia si mescola alla fantasia, e la scienza diventa avventura. Il ritorno in superficie, sospinti dall’eruzione dello Stromboli, suggella un viaggio che rimane impresso nell’immaginario collettivo come l’esplorazione più straordinaria di un mondo nascosto. Ma l’idea di guardare sotto la crosta terrestre non nasce con Verne. Dalle civiltà mesopotamiche agli Egizi, fino ai Greci e ai Romani, il sottosuolo era il regno dei morti, un luogo oscuro e misterioso che rifletteva le paure dell’umanità. Con l’arrivo del cristianesimo, diventa il regno dei dannati, come nell’Inferno dantesco, dove i nove cerchi si estendono fino al centro della Terra. In seguito, la scienza inizia a prendere il sopravvento: Athanasius Kircher nel XVII secolo immagina una Terra piena di canali e un nucleo infuocato, tentando di spiegare fenomeni naturali ancora sconosciuti. Dal XVII al XIX secolo, la letteratura porta il sottosuolo oltre ogni confine reale. Ludvig Holberg lo trasforma in una Terra cava illuminata da un Sole interno, Edgar Allan Poe lo trasforma in un misterioso abisso antartico, mentre Jules Verne lo rende accessibile, credibile e scientificamente affascinante, con fossili, minerali e creature estinte che accompagnano i protagonisti in un’avventura che educa e stupisce. Con l’industrializzazione, il sottosuolo diventa anche metafora sociale e inquietante. H.G. Wells immagina i Morlock, discendenti della classe operaia, che vivono nel buio e divorano gli Eloi, i privilegiati della superficie. Edward Morgan Forster mostra un mondo sotterraneo controllato dalla tecnologia, privo di natura, dove l’uomo è isolato e dipendente dalle macchine. Anche oggi, nessuno è sceso nel mantello terrestre, e il cuore del pianeta conserva il suo fascino di mistero. Il sottosuolo resta quindi un luogo dell’immaginazione: riflette le paure, le ambizioni e la sete di conoscenza dell’uomo. Forse, più che viaggiare fisicamente al centro della Terra, il vero viaggio è quello interiore, dove scoprire il nucleo della nostra curiosità e illuminare l’oscurità con la luce dell’ingegno e della fantasia.
Favria, 11.10.2026 Giorgio Cortese
Buona giornata. Supportiamo e difendiamo i sogni e i diritti delle giovani generazioni. Felice domenica.
11 ottobre 1961.
Papa Giovanni XXIII apre il Concilio Vaticano II, uno degli eventi più importanti della Chiesa del Novecento.
L’arte di diventare umani.
L’essere umano è l’animale che «trasforma» i propri istinti. Non mangiamo soltanto per sostentarci: mangiamo per condividere il tempo, per conversare, per rendere un gesto primordiale un’esperienza sociale e persino estetica. Lo stesso accade nella sfera sessuale: non ci uniamo solo per generare, ma per amarci, esplorarci, provare gioia. La nostra sessualità è un’eccezione nel regno animale: facciamo l’amore faccia a faccia, quando lo desideriamo, anche fuori dai periodi fertili, e quasi sempre lontano dallo sguardo pubblico. Questo richiede una forma di educazione particolare, ricca, che vada oltre il semplice piano biologico.
E invece oggi l’educazione affettivo-sessuale è spesso ridotta a paure e protocolli sanitari. Utili, ovviamente, ma insufficienti: così il sesso viene percepito come qualcosa di minaccioso. L’adolescente, che sta vivendo una fase delicata e straordinaria, rischia di smarrirsi, di provare timore e disorientamento, fino a cercare conforto in un «confidente artificiale».
La cultura occidentale ha legato alla radice gen- il mistero dell’esistenza: generare, geniale, genuino, generoso, genitori, gente. Nutrire questa radice significa educare alla relazione. Ogni rapporto produce qualcosa: il legame genitori-figli genera cura e continuità; quello docente-studente diffonde libertà e conoscenza; l’amicizia dà vita alla fiducia; il rapporto affettivo-sessuale crea intimità e, talvolta, vita. L’educazione affettiva non è l’insieme delle nozioni offerte da varie materie, ma un’esperienza unitaria: è il modo in cui gli adulti si comportano tra loro e con i giovani. I ragazzi imparano ad amare osservando come si amano gli adulti, imparano ad ascoltare da come sono ascoltati, imparano il rispetto dai confini rispettati attorno a loro.
L’amore non si spiega: si testimonia. Non basta l’informazione: serve la presenza. Come il poeta che non riusciva a «vedere il mare» finché non lo scorse negli occhi dei marinai, così il ragazzo impara l’amore da chi lo incarna davvero. Le relazioni sane, quelle in cui ciascuno offre all’altro ciò di cui ha bisogno, generano il desiderio di riprodurre e migliorare quell’esperienza.
Ma la cultura contemporanea, segnata da narcisismo, individualismo e consumismo, ha suggerito ai ragazzi che la vita si conquista o si compra, che il controllo equivale alla relazione. Il mondo digitale amplifica questa visione: i giovani distinguono mille sfumature della pornografia, ma quasi nessuna dell’amore. Perché abbiamo lasciato che venissero educati dal caso, e non da noi.
Così molte adolescenti raccontano che il primo rapporto è stato una violenza: i ragazzi imitano ciò che hanno visto fare non a marinai autentici, ma a pirati. La scuola potrebbe intervenire con un lavoro culturale profondo, non con semplici battaglie ideologiche: un percorso guidato dagli insegnanti e da esperti, calibrato sulla crescita reale dei ragazzi.
E soprattutto, tutto comincia nelle case: in una scatola di vecchie lettere, in una mano che stringe, in una carezza, in una scusa sincera, in un biglietto affettuoso, in un gesto quotidiano di attenzione. Questa è la scuola degli innamorati: la scuola che dura per tutta la vita. Chi è davvero «educato» prova la vita dell’altro come parte della propria: ferire l’altro significa ferire se stessi; accarezzarlo significa accarezzare la propria umanità.
Educare all’amore significa insegnare a riconoscere nell’altro un volto e non un oggetto, una presenza irripetibile e non uno strumento. L’eros umano dimostra che l’istinto può diventare relazione, promessa, cura. La sessualità è il luogo in cui scopriamo il paradosso dell’essere umano: per realizzarsi deve imparare a superare se stesso, a farsi incontro. L’educazione affettiva è dunque un’arte: l’arte di vedere nell’altro un mondo, un mistero, una possibilità di crescita reciproca. Ogni vero gesto d’amore genera qualcosa: noi stessi, l’altro, e un frammento di mondo più umano.
Favria 12.10.2026 Giorgio Cortese
Giornata Nazionale Italiana della Famiglia. Buona giornata. Celebriamo ogni giorno con amore e gratitudine chi ci sta accanto. Felice lunedì.
12 ottobre 1492.
Cristoforo Colombo approda nelle Americhe, aprendo una nuova epoca nella storia mondiale.
ABBIAMO BISOGNO DI SANGUE, e ABBIAMO BISOGNO DI TE.
Oggi qualcuno aspetta una trasfusione. Il
tuo dono può aiutarlo. MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE
a FAVRIA, CORTILE INTERNO DEL COMUNE ore 8.00–11.20 Prenota: 3331714827 mail favria@fidasadsp.it . Bastano
pochi minuti, ma per qualcuno possono significare tempo, speranza, vita.
Il sangue che doni oggi potrebbe servire proprio a qualcuno come noi, a
qualcuno che amiamo. Ci sei?
Vieni a donare alla FIDAS FAVRIA, il 14 ottobre si dona
