Quando il bosco bussa alla porta, racconto di Giorgio Cortese
Racconti di memoria e radici

Quando il bosco bussa alla porta, racconto di Giorgio Cortese

«Filiberto, alzati. Puffo sta abbaiando in un modo strano.»

Era una sera dei primi giorni di ottobre. L’estate aveva ormai lasciato il posto alle prime foglie gialle, alle serate più fresche e a quel profumo di terra umida che sale dal bosco.

Anna era in casa con il marito Filiberto. Oltre la recinzione iniziavano gli alberi, già scuri nel crepuscolo. Di giorno quel bosco sembrava tranquillo; la sera, invece, si riempiva di fruscii e piccoli rumori.

Puffo abbaiava vicino alla siepe. Correva avanti e indietro, poi si voltava verso Anna, come se volesse condurla da qualche parte.

«Andiamo a vedere», disse lei.

Il cane si fermò accanto a un mucchio di foglie secche. Anna si chinò: «Filiberto... guarda.»

Tra le foglie c’era un piccolo riccio, rannicchiato e immobile, con gli aculei sollevati come una minuscola corazza.

«Ecco perché Puffo ci ha chiamati», disse Filiberto.

Anna fece arretrare il cane: «Lasciamolo tranquillo. Avrà paura.»

Il piccolo animale rimase immobile.

Anna rientrò in casa e decise di informarsi. Cercò le indicazioni del Centro Recupero Ricci La Ninna delle Langhe, per capire come comportarsi senza arrecargli danno.

Dopo aver letto attentamente, aprì la dispensa: «Abbiamo le crocchette del gatto.»

Preparò una piccola ciotola con le crocchette ammorbidite con un po’ d’acqua. La portò in giardino, la posò a una certa distanza e si allontanò.

Passò del tempo, poi quando Anna tornò alla finestra, la ciotola era quasi vuota.

«Ha mangiato.»

Nel prato, sotto la luce discreta del giardino, il piccolo animale si muoveva lentamente.

Anna lo guardò con tenerezza: «Lo chiamerò Poldo.»

Da quella sera lasciò, quando necessario, un po’ di cibo e acqua nel giardino, seguendo le indicazioni ricevute. Non cercava di avvicinarsi né di prenderlo. Aveva capito che quel piccolo ospite aveva bisogno soprattutto di tranquillità.

Anche Puffo aveva smesso di abbaiare. Quando sentiva qualche movimento vicino alla siepe, rimaneva tranquillo e osservava dalla porta.

Una sera particolarmente fresca, Anna e Filiberto erano in giardino quando, dal buio degli alberi, comparve di nuovo il piccolo riccio, attraversò lentamente il prato.

Puffo lo vide e rimase immobile, con il muso rivolto verso di lui. Nessun abbaio, nessun movimento brusco. Solo uno sguardo attento.

Anna sorrise: «Hai visto? È tornato.»

Filiberto non disse nulla.

Il riccio raggiunse la ciotola e cominciò a mangiare. Il lieve rumore delle zampette sulle foglie si confondeva con il respiro della sera, poi  si fermò.

Sollevò per un istante il muso verso la casa.

Anna trattenne il fiato: «Buonanotte, Poldo.»

Il riccio riprese il suo cammino e scomparve lentamente oltre la siepe.

Puffo lo seguì con gli occhi fino all’ultimo. Poi si voltò verso Anna.

Lei si chinò e gli accarezzò la testa: «Bravo, Puffo.»

Il cane rimase ancora un momento a guardare il bosco, poi seguì Anna e Filiberto in casa e la  porta si chiuse piano.

Fuori, il vento faceva rotolare qualche foglia sul prato. Nel buio, il bosco riprese i suoi rumori.

Forse sarebbe tornato la sera dopo o forse no. Anna rimase ancora un momento ad ascoltare. Una foglia cadde vicino alla siepe.

Poi sorrise, quella sera, nel piccolo giardino, una creatura del bosco aveva trovato una ciotola, un po’ di pace e una luce accesa. Puffo, prima di entrare, si voltò ancora una volta verso la siepe.

Come se, in fondo, stesse già aspettando di rivederlo.

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