L’origine del nome della montagna simbolo della valle Soana, Torre
Lavina, ha origini molto antiche: è composto dalla radice TOR-TUR, voce celtica preindoeuropea che indicava una guglia, una elevazione. Il sostantivo è maschile, mentre in italiano e in francese diventa femminile (tour, torre), infatti ancora oggi tra i valsonesi è buona abitudine chiamarlo “Il Tor”, dal patois Lo Tor de Lavina’. Lavina, invece, prende sempre le sue origini da una antichissima voce preindoeuropea: LE’ LEX, che significa rocce o lastroni sdruccevoli levigati da torrenti e ghiacciai. Dagli stessi, deriva la voce LAP, LAV, cioè lastra di pietra scivolosa, a cui si rifà il termine latino LABES: caduta, scivolata, da cui labina, slavina. La prima salita si presume sia stata effettuata dagli abati Chamonin e Chanoux nel 1856.Viene chiamata Torre Lavina sia da Forzo che da Cogne, ma anche punta delle Eive Rousse e Torre del Rancio.A fine 1800 vi erano due ghiacciai di lavina, uno a nord ovest, poco esteso ma di ragguardevole spessore .Montagne come il Tor, conosciute ma poco frequentate, piramide imponente e seducente da qualunque lato la si guardi, bella da lontano, bella da vicino, bella dalla sua vetta, dalla quale si apre un panorama ravvicinato immenso sulle vette piu impervie di Forzo, Cogne e Campiglia, e sulle distanti montagne della valle d’Aosta e del Piemonte, incastonata in un ambiente incontaminato e lontano da un idea di turismo che per anni ha voluto portare chiunque sulle montagne, infangando l etica del “merito”, a qualsiasi prezzo, infliggendo delle ferite inemarginabili ai nostri paesaggi, tanto bella e ardua da esse paragonata alla Grivola, una di quelle montagne della quale non si puo fare a meno di provare un grande senso di appartenenza e di orgoglio.












