Virus e vaccini! – L’utilità di fare la punta ai chiodi. – Il nuovo tricolore in tempo di covid! – E’ arrivato.. – Grazie donatori!

Virus e vaccini!
In questo drammatico periodo di pandemia da Covid-19 si è spesso

sentito dire che solo la scoperta di un vaccino efficace ci permetterà un completo ritorno alla normalità. Può essere interessante, quindi, ripercorrere alcuni episodi della storia secolare dei vaccini, che può dimostrare quanto, in effetti, ci sia di vero in quest’affermazione. La storia della vaccinologia risale a moltissimi anni fa. Il principio su cui si basano i vaccini era evidente fin dai secoli più antichi, anche se solo in modo empirico, ossia basato sull’esperienza e non dimostrato scientificamente: il nostro organismo non dimentica l’incontro con una determinata malattia, al contrario ne conserva il ricordo. Incontrando nuovamente lo stesso agente patogeno, quindi, il nostro sistema immunitario si attiva rispondendo ad esso in modo più rapido e specifico, rendendoci così immuni a quella determinata malattia. Questa capacità specifica del sistema immunitario fu descritta per la prima volta dallo storico greco Tucidide nel 430 a.C., durante il racconto della cosiddetta “peste di Atene”, una disastrosa epidemia, probabilmente virus dell’influenza o di vaiolo altamente mortale, che colpì la città greca all’inizio della guerra del Peloponneso. Narra Tucidide che coloro che si erano salvati dall’epidemia per sè stessi non avevano più nulla da temere: il contagio infatti non colpiva mai due volte la stessa persona, almeno non in forma così forte. n tutto l’Oriente, e non quindi solo in Grecia, la consapevolezza che aver contratto una malattia infettiva proteggeva da un successivo contagio portò ad utilizzare rudimentali strategie di vaccinazione contro uno dei più grandi flagelli della storia, il vaiolo. Basandosi sul principio empirico dell’immunizzazione, Cinesi, Turchi e Indiani svilupparono la cosiddetta variolazione o variolizzazione, ossia una pratica di prevenzione che consisteva nell’infettare volontariamente le persone, con la speranza di causare una malattia di forma lieve che conferiva poi immunità. I primi ad utilizzare la variolazione furono con tutta probabilità gli abitanti della Cina: per proteggere i membri della famiglia imperiale, i medici al servizio della dinastia Sung facevano aspirare loro, dal naso, croste secche di pustole del vaiolo di persone malate. Nel XVII secolo la variolizzazione si diffuse verso l’Occidente. Ma non eramo ancora arrivati al vaccino ed erano tecniche basate su estratti di vaiolo erano altamente rischiose. Il salto di qualità che rese la vaccinazione una pratica sicura avvenne alla fine del 1700 grazie ad Edward Jenner, medico e naturalista britannico che in un paese di campagna vicino a Bristol, osservò che le mungitrici a contatto con le pustole di mucche affette dal vaiolo vaccino erano immuni dalla forma umana di questa malattia. Per validare la sua impressione Jenner inoculò, tramite il fluido prelevato dalle pustole di una mucca malata, il vaiolo vaccino in un bimbo di 8 anni, James Phipps, figlio di contadini. Successivamente mise più volte in contatto con il vaiolo umano il bambino, che ne rimase immune. In questo modo Jenner diede valore scientifico alla tesi che l’infezione con la forma vaccina della malattia conferiva immunità al vaiolo umano. Di qui l’origine del nome vaccino, letteralmente, dalle mucche. In Italia la pratica della vaccinazione si diffuse soprattutto grazie a Luigi Sacco, che dal 1799 promosse l’utilizzo capillare dell’antivaiolosa a Milano, Bologna e Firenze. Utilizzò un ceppo di vaiolo bovino isolato da mucche bruno-alpine tipiche della pianura padana, che fece anche sbarcare in America. Ovviamente insieme al vaccino. La diffusione della vaccinazione contro il vaiolo è stata una delle più grandi innovazioni mediche di tutti i tempi. Ha avuto un impatto davvero straordinario sulla salute umana, tanto che oggi facciamo quasi fatica a ricordare cosa sia questa malattia, dichiarata eradicata dall’OMS nel 1980. In Italia la vaccinazione antivaiolosa è stata sospesa nel 1977 e poi abrogata nel 1981. Nonostante l’indiscusso successo, tuttavia, per lungo tempo la pratica della vaccinazione non è stata estesa ad altre malattie oltre il vaiolo. Questo perché il suo sviluppo era totalmente empirico, e solo nella seconda metà dell’800 trovò basi scientifiche, metodologiche e concettuali. Il francese Louis Pasteur, padre della batteriologia e fra i primi a dimostrare la teoria dei germi, cioè la teoria secondo la quale le malattie infettive erano causate da un agente microscopico vivente. La scoperta, in realtà, fu dovuta a una di quelle fortunate caualità che si incontrano, a volte, nella storia della scienza. Pasteur scoprì che certe colture vecchie”, cioè che aveva dimenticato in laboratorio nel corso delle vacanze, fornivano un virus fortemente attenuato ed efficace, quindi, nell’indurre l’immunità nei polli contro il colera. Come spiegò Pasteur stesso era stata la prolungata esposizione all’ossigeno ad attenuare i germi. Dopo aver sviluppato, allo stesso modo, un vaccino contro l’erisipela suina, si dedicò allo studio della rabbia. All’epoca si pensava che l’agente patogeno risiedesse solo nella saliva del cane, mentre Pasteur dimostrò che si trovava nel sistema nervoso, sebbene non disponesse di microscopi abbastanza potenti per individuarlo, visto che non si trattava di un batterio, ma, appunto, di un virus, l’osservazione dei quali sarà possibile solo con l’avvento della microscopia elettronica. Si convinse, poi, di poter ottenere un virus attenuato attraverso l’esposizione all’aria di midollo spinale di coniglio infettato. Nel 1885 ottenne uno straordinario successo inoculando questa sostanza in alcuni pazienti morsi da cani rabbiosi, e la riuscita del suo vaccino lo rese ancora più famoso in tutto in modo. I vaccini agiscono utilizzando i nostri meccanismi di difesa naturali: simulando il primo contatto con un agente infettivo (virus o batterio) stimolano le cellule del sistema immunitario ad attivarsi contro di esso e a ricordarlo. Così, in caso di nuovo contatto con il microbo, le nostre difese naturali lo neutralizzano immediatamente, senza che si manifestino i sintomi della malattia infettiva e le sue possibili conseguenze. I vaccini sono costituiti da una piccola quantità di virus o batteri attenuati, ossia vivi ma modificati in modo da non essere più attivi o aggressivi, oppure addirittura inattivati. uccisi, e dunque non più in grado di causare malattia ma capaci comunque di stimolare una risposta immunitaria. E’ significativo il caso dei vaccini contro la poliomelite, pensate che negli anni 50/60 del Novecento ne furono realizzati due, diversi ma ugualmente efficaci e tuttora in uso, basati rispettivamente su una dose di poliovirus inattivati da iniettare, quello messo a punto sa Jonas Salk e su poliovirus vivi attenuati, quello orale sviluppato da Albert Sabin. Oggi qui in Italia, se il morbillo sembra un ricordo lontano, come pure sembrano malattie antiche la parotite e la rosolia, ma pensate che prima della diffusione dei loro vaccini erano rari i bambini che in età scolare riuscivano a evitarle. Quanto al morbillo, in particolare, si calcola che fino a quando non si è diffusa a livello mondiale la sua vaccinazione, cioè nel 1980, esso abbia ucciso una media di 2 milioni e mezzo di bambini ogni anno. Il primo vaccino per prevenire il morbillo risale al 1963. Vaccini per la parotite e la rosolia furono resi disponibili rispettivamente nel 1967 e nel 1969. A tutti e tre lavorò il microbiologo americano Maurice Hilleman, a cui si deve anche la loro combinazione e quindi la nascita, nel 1971, del vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia. Hilleman e il suo staff svilupparono negli anni anche molti altri importanti vaccini, tra cui quelli contro l’epatite A, l’epatite B, la varicella, la meningite, la polmonite e contro il batterio emofilo dell’influenza. Via via, grazie alla rivoluzione messa in atto dalla Biologia Molecolare e dalle tecniche di manipolazione del DNA, si sono prodotti vaccini sempre più sicuri e con effetti collaterali minori, perché realizzati utilizzando non più i germi ma solo alcune loro molecole. Oggi alcuni vaccini, invece, non contengono i germi bensì un loro prodotto. Una proteina tossica per il germe che può causare un danno al nostro organismo, come per il virus della difterite, tetano e pertosse. In conclusione quando i vaccini per la polio e il morbillo furono disponibili, i genitori si misero in fila per assicurarsi che i propri figli fossero protetti. Avevano vissuto in un mondo in cui le malattie infettive avevano distrutto il futuro dei bambini e volevano disperatamente lasciarsi quel mondo alle spalle. Questi vaccini funzionarono così bene che la memoria che noi abbiamo di queste malattie è svanita e l’importanza della vaccinazione è diventata meno ovvia. Sperando che entri presto in funzione il vaccino contro il coronavirus mi domando chissà se il vaccino per l’aids o la cura per il cancro non sono rinchiusi nella testa di qualcuno che non può permettersi di studiare.
Favria, 28.12.2020 Giorgio Cortese

Molte volte nella vita le e cose in cui non spero accadono più spesso delle cose in cui spero.

L’utilità di fare la punta ai chiodi.
Si sa che è inutile fare la punta ai chiodi, ma a volte si ha sempre un chiodo fisso in testa, un pensiero ossessivo, un’idea assillante che non si riesce ad allontanare. Viene allora la tentazione, per puntiglio di fare la punta al chiodo tornando sempre sullo stesso argomento, battendo sempre lo stesso chiodo. In quei frangenti ci sembra di provare lo stesso gusto che a succhiare un chiodo, perseguire ostinatamente le nostre idee o fare qualcosa che non dà alcun piacere o soddisfazione, ma solo per l’ostinazione di farlo. In quei momenti di dura ostinazione è passare al chiodo scaccia chiodo, un nuovo pensiero ne scaccia un altro dello stesso genere ma più sgradevole. Questo detto colloquiale può avere origine da un antico gioco praticato in Grecia, che consisteva nell’usare un piolo per scalzare o affondare maggiormente un altro piolo conficcato nel terreno. purtroppo nella vita quotidiana ci confrontiamo con delle persone che sono dei grandi venditori di fumo ma non battono chiodo e questo è sttto gli occhi di tutti. Se poi devono battere un chiodo molte volte lo piantano contraendo dei debiti che rimangono in sospeso molto a lungo, o che si dubito verranno mai saldati. Il modo di dire piantare il chiodo nasce da una antica usanza di affiggere pubblicamente il nome dei falliti e dei debitori pubblici nella “bolletta”, e ancor oggi molti esercenti tengono infilzati o appesi a un chiodo scontrini e foglietti che riportano i crediti da riscuotere. Visto che è impossibile fare la punta al chiodo appendo al chiodo tale argomentazioni. Pensate che la frase “appendere al chiodo” arriva dall’Antica Roma, un’usanza seguita dagli antichi gladiatori, che quando venivano liberati dedicavano le loro armi al Dio Ercole e le appendevano alle partei del tempio a lui dedicato. (Orazio, Libro I, Epistola I, e Libro III, Ode 26). Altri invece appendo il cappello al chiodo, si stabiliscono in un luogo per non andarsene più. Al riguardo una a vecchia favola racconta di un uomo che si vide un giorno costretto a vendere la sua casa. Tuttavia si riservò la proprietà di un chiodo che sporgeva da una parete, e prima di andarsene vi appese un vecchio cappello. Il tempo passò, l’uomo riuscì a migliorare le sue condizioni finanziarie e decise di tornare in possesso della vecchia casa, ma quando si presentò per riacquistarla gli venne chiesto un prezzo esorbitante. L’uomo sembrò rinunciare all’acquisto, ma da allora in poi si ripresentò ogni giorno per riprendere e per riporre sul “suo” chiodo il vecchio cappello. Giorno dopo giorno, esasperò talmente i nuovi proprietari che questi gli rivendettero la casa a condizioni accettabili. Mi rendo conto che parlo di roba da chiodi! Una esclamazione che può anche significare “roba di pessima qualità” oppure la trattazione di argomenti strani o mai sentiti. Fra le moltissime ipotesi, la più verosimile è che quest’espressione vada intesa, letteralmente, come “roba da chiodi”; roba adatta, cioè, solo per ricavarne chiodi. E’ noto, infatti, che un tempo i fabbri adoperavano gli avanzi di ferro, i residui di altre lavorazioni, insomma materiale di scarto per fabbricare i chiodi quando questi, i chiodi, venivano lavorati a mano. Insomma argomentazioni insostenibili e inconcludenti come fare la punta ai chiodi e, quindi, deve stare in piedi a forza di chiodi. Insomma ciòo per bròca, che letteralmente vuole dire chiodo per chiodo ma che sta per fraintendimento, un po’ come fischi per fiaschi in italiano
Favria, 29.12.2020 Giorgio Cortese

La speranza mi sembra come una strada nei campi in un giorno di nebbia, un sentiero dove non c’è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma.

Il nuovo tricolore in tempo di covid!
Oggi in tempo di covid abbiamo nei nostri pensieri un nuovo tricolore, non verde, bianco e rosso, ma giallo, arancione, rosso. Oggi abbiamo le regioni dipinte di rosso, arancione e giallo. Il colore giallo mi ricorda subito la celebre canzone Bandiera gialla, cantato da Gianni Pettenati e dalle Pecore Nere nel 1966, allora ero bambino ma passando davanti ai bar dai jukebox era una bramo che veniva quasi sempre riproposto e poi la trasmissione radiofonica di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni Radio 2 Bandiera gialla. Anticamente e ancora oggi sulle navi la bandiera gialla è segnale di pericolo. In passato, un’imbarcazione che giungeva in porto e issava una bandiera gialla, indicava la contaminazione di una malattia a bordo, la peste, e i passeggeri non potevano sbarcare. Il giallo come colore dell’isolamento e segnalazione di pericolo e di allerta rimane in molte simbologie illustrative mentre l’uso della bandiera gialla è oggi demandato ad ambiti più ristretti come quello sportivo. Ad esempio nelle piste automobilistiche e motociclistiche. Lo sventolare del drappo giallo segnala ai conduttori che c’è una situazione di pericolo in pista, dovuta ad un incidente oppure alla presenza del personale di servizio mentre esposta in modo fisso indica il divieto di sorpasso tra i conduttori. La bandiera denota in ogni caso un pericolo sul percorso di gara e obbliga i piloti a ridurre la velocità e a mantenere la propria posizione. Di norma si riferisce a due livelli di gravità. Se un’unica bandiera è esposta agli equipaggi, essa indica una situazione di pericolo non grave come una vettura ferma in pista, mentre due bandiere gialle sventolate nella stessa postazione fanno riferimento ad una situazione di pericolo più grave, per la quale prestare massima attenzione. Poi l’altro colore è l’arancione, gli Antichi Romani utilizzavano l’arancione per il tessuto degli abiti nuziali, come simbolo di unione dei sentimenti nel matrimonio. Nel Medioevo, non si otteneva l’arancione mescolando il giallo ed il rosso, probabilmente a causa del tabù biblico, contenuto nel Deuteronomio e nel Levitico, che condannava i miscugli perché considerati impuri. Per lo stesso motivo non si usavano per una stessa stoffa lana e lino, quindi materiale animale e vegetale, né due colori per farne un terzo. È sempre stato difficile riprodurre delle belle sfumature d’arancione come quelle che si trovano in natura perché spesso risultano essere troppo artificiali. Inizialmente per ottenere questo colore si usava lo zafferano. Successivamente invece, verso la fine del Medioevo si cominciò ad ottenerlo, dopo la sua scoperta, da un’essenza esotica proveniente dalle Indie e da Ceylon chiamata “brasile”, nome che ha contribuito insieme al legno brasilium, dal quale invece si ricavava il colore rosa a dare il nome alla nazione del Brasile. In Occidente il termine arancio e arancione, è comparso solo nel XIV secolo, dopo l’importazione dei primi alberi d’arancio, che producono le arance dal colore appunto arancio. Prima della scoperta delle arance questo colore veniva definito con il termine rosso. Ciò in parte è rimasto in alcune espressioni del linguaggio comune come per esempio gatti rossi, capelli rossi e pesci rossi anche se questi in realtà sono di colore arancione. Un tempo nella simbologia cristiana rappresentava il peccato di gola. Nell’induismo ancora oggi simboleggia la rinuncia ai beni materiali e dell’ascetismo. Nella Cabala ebraica significa splendore. In alcune religioni come nel Buddismo simboleggia la rinuncia ai piaceri principeschi e per questo è indossato dai monaci buddisti. In Cina è associato al cambiamento, al movimento e alla felicità. In Giappone simboleggia l’amore. In India è associato all’ottimismo, all’istinto combattivo, alla pulsione sessuale, alla passione e al bisogno di conquista. L’arancione è il secondo centro energetico Chakra. Nell’araldica indica soprattutto forza, onore e generosità. Inoltre l’arancione è associato ad alcuni colori nazionali come nel caso dei Paesi Bassi e dell’Ucraina mentre in Irlanda rappresenta i protestanti dell’Ulster. Nella segnaletica stradale è spesso usato per indicare attenzione ad esempio nei semafori o nei giubbotti salvavita. Ed ecco arrivati al rosso, beh la bandiera rossa porta a pensare all’emblema del comunismo e della omonima canzone che né è il simbolo, ma il colore rosso è il simbolo del sangue e dell’energia sia mentale che fisica. L’uso di questo colore aiuta a combattere le energie passive infondendo una straordinaria forza sia psichica e che motoria. Il rosso insieme al colore giallo e al colore blu è un colore primario. Il colore rosso, proprio a causa delle sue caratteristiche viene utilizzato nella vita pratica perché è il colore che colpisce maggiormente e con più celerità l’attenzione dei nostri occhi. È infatti utilizzato da tempo per la segnalazione di qualsiasi tipo di pericolo, dai semafori, agli idranti, agli allarmi. Dopo il tricolore italiano la mia bandiera nell’animo è la bandiera della speranza che nonostante le traversie quotidiane continua a garrire nel mio animo e mi guida nella lunga traversata della vita. Ogni giorno abbordo sempre nuove esperienze, incontrando giorni tranquilli e notti che minacciano burrasca. Ma con la bandiera della speranza vado avanti costeggiando di volta in volta coste solitarie e porti affollati. Se nel mio cammino urto contro degli scogli dell’imprevisto quotidiano cerco consolazione nella bandiera della speranza che mi fa andare avanti e alla sera dopo una giornata tempestosa getta l’ancora prima di andare a dormire lascio issata la bandiera della speranza perché il domani è sempre un nuovo inizio ed una nuova opportunità.
Favria, 30.12.2020 Giorgio Cortese

Ogni giorno la speranza mi preceda sempre e mi apre tutte le porte, soprattutto quelle delle stanze in cui la mia vita è rimasta intrappolata.

Vieni a donare, Ti aspettiamo a Favria MARTEDI’ 5 GENNAIO 2021 cortile interno del Comune dalle ore 8 alle ore 11,20. Abbiamo bisogno anche di Te. Dona il sangue, dona la vita! Attenzione a seguito del DPCM del 8 marzo 2020, per evitare assembramenti è necessario sempre prenotare la vostra donazione. Portare sempre dietro documento identità. a Grazie per la vostra collaborazione. Cell. 3331714827- grazie se fai passa parole e divulghi il messaggio

E’ arrivato……
Cari amici, concittadini, conoscenti vicini e lontanai, è arrivato l’ultimo dell’anno, si fanno i conti con il passato. Tra ricordi, sogni e desideri, il vecchio anno sta finendo per dare spazio al nuovo che verrà pieno di sorprese e di opportunità. Si tirano le somme e si pensa al futuro e si accende la malinconia per le cose non vissute, i desideri non realizzati e si spera. Non si smette mai di sperare che tutto può cambiare, che il sole dentro al cuore torni a brillare. Un augurio speciale colmo di bene verso tutti. Vi auguro di realizzare i vostri sogni, di sorridere sempre. Vi auguro di essere sereni, di essere gioiosi e di avere pace e soprattutto tanta salute. Se abbiamo la salute, abbiamo tutto! Tutto si supera se c’è serenità e pace e nulla è impossibile a chi sorride nonostante tutto. Con il nuovo anno si apre sempre una sorta di speranza di salute e serenità, ma quando si augura il bene possibile, diventa un augurio profondo, con tutto il cuore. Buon anno a tutti e, siate follemente felici.
Favria, 31.12.2020 Giorgio Cortese

Buon anno cari amici, fratelli Alpini con la speranza nel cuore e un sorriso. Come Alpini avete nel Vostro animo il seme della speranza che fa sbocciare e fiorire i nostri desideri, ci aiuta ad andare avanti nei momenti bui e tristi nelle piccole bufere della nostra umana esistenza. Cari Alpini voi ben sapete che Il sorriso è luce, calore, che illumina chi incontriamo nel nostro quotidiano cammino. Buon anno Alpini per il Vostro contagioso entusiasmo colmo di tanti progetti da realizzare e tanto amore da donare. Buon anno Alpini sempre altruisti e Vi prodigate per i disagiati, offrendo il vostro sempreverde spirito Alpino . Buon anno Alpini che tra una canzone alpina ed un sorriso cogliete il meglio che la vita regala. Buon anno a tutti Voi Alpini che portante nella società la Vostra solidarietà anche a chi è pieno d’invidia e di astio, a chi ha un cuore arido e freddo. A Voi baldi Alpini auguro con tutto il cuore buon 2021.
Grazie
Favria 31.12.2020 Giorgio Cortese

Un pensiero speciale a chi è solo, a chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati, a tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po’ di calore umano tra le braccia di chi l’incontra lungo la strada chiamata vita! Con la gioia della speranza Buon Anno a tutti.

Il nuovo anno è arrivato come un fascio di luce che penetra le tenebre del buio. Vieni a donare, Ti aspettiamo a Favria MARTEDI’ 5 GENNAIO 2021 cortile interno del Comune dalle ore 8 alle ore 11,20. Abbiamo bisogno anche di Te. Dona il sangue, dona la vita! Attenzione a seguito del DPCM del 8 marzo 2020, per evitare assembramenti è necessario sempre prenotare la vostra donazione. Portare sempre dietro documento identità. a Grazie per la vostra collaborazione. Cell. 3331714827- grazie se fai passa parole e divulghi il messaggio

Grazie donatori!
Grazie donatori di sangue che in tantissimi avete risposto all’appello di “Continuate a donare”, lanciato dal Direttivo Fidas Favria, che ho il piacere e onore di guidare come Presidente Pro Tempo. Gruppo Comunale di Favria Fidas intitolato alla memoria di Domenico Chiarabaglio, Lorenzo Tarizzo, fondatore e Presidente emerito del Gruppo. Voglio qui ringraziare i messaggi, mail e telefonate, che ho ricevuto che non riesco a ringraziare ad uno ad uno. Sono personalmente colpito e commosso dal Vostro impegno che ha permesso al Direttivo e a tutti Voi di raggiungere le 542 sacche con 376 donatori attivi, 21 nuovi rispetto al 2019 dove avevamo chiuso l’anno con 494 sacche! Carissimi la risposta di tutti voi alla richiesta di sangue nei giorni di raccolta del nostro Gruppo è una delle più belle notizie che potessi raccontare con il Vostro contributo avete alimentato il fiume di solidarietà per aiutare le migliaia di persone che ogni giorno hanno bisogno di trasfusioni, circa la metà di loro sono pazienti talassemici, leucemici o con altre forme oncologiche che richiedono scorte ininterrotte per vedersi garantire terapie e speranze di vita. Che gioia nel poter scrivere che tutto questo è stato reso possibile anche grazi a Voi e al Vostro gesto periodico, anonimo, volontario, gratuito e responsabile. Grazie alla vostra sensibilità abbiamo dimostrato ancora una volta cosa significa essere volontari e quanto l’impegno di ognuno di noi sia fondamentale per il benessere della collettività. Siete e sarete sempre dei testimoni viventi della solidarietà.
Continuare a donare è fondamentale, ma per farlo è ancor più fondamentale prenotare la donazione, contattando il numero 3331714827, per la donazione di MARTEDI’ 5 gennaio 2021 a Favria cortile interno del Comune dalle ore 8 alle ore11, indossando la mascherina e portando dietro il tesserino,la mobilità da Comune a comune è consentita per la donazione, chiedendo alla fine sempre la giustifica. Se manca tesserino e siete nuovi avvisarmi che Vi invio messaggio di chiamata. La prenotazione è necessaria per evitare così assembramenti all’interno della sede. Grazie! Vi ricordo che la solidità del nostro Sistema sanitario e la salute di tantissime persone dipendono dal singolo gesto di ognuno di noi. Grazie per tutto quello che state facendo, per chi idoneo o vuole avvicinarsi alla donazione a MARTEDI’ 5 GENNAIO 2021 cell. 3331714827. Grazie
Presidente pro tempore Fidas Gruppo di Favria, Giorgio Cortese